Come scegliere un giradischi

di Redazione
 
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Da quando il vinile è tornato alla ribalta, abbiamo riscoperto anche il giradischi.

Non bisogna essere per forza degli esperti di musica per apprezzarlo e riconoscerne il valore: si tratta di un oggetto dal fascino senza tempo, che infatti non smette di fare breccia nel cuore di migliaia di persone, anche tra le nuove generazioni.

Ma quale giradischi acquistare? Quali sono i criteri che dobbiamo considerare per orientarci nella scelta?

Giradischi: alcuni aspetti tecnici

Non tutti pensano che sia necessario conoscere per filo e per segno il funzionamento di un giradischi. Ma aver presenti le componenti fondamentali di un giradischi, sia nel caso degli amatori che in quello degli audiofili, può rivelarsi il modo più semplice per capire che tipo di prodotto stiamo veramente cercando.

E se non vogliamo ammutolire davanti al venditore che ci sciorina una serie di termini tecnici di cui non abbiamo la minima idea… allora ci farà comodo sapere qualcosa sul giradischi, così da fare la scelta giusta al momento dell’acquisto.

Ad ogni modo, il vocabolario base relativo agli aspetti tecnici del giradischi è piuttosto semplice ed è formato da quattro parole principali: vediamole insieme.

Trazione

Il movimento trasmesso dal motore del giradischi al piatto, e che permette al piatto di girare alla giusta velocità, è la trazione. Bisogna distinguere due tipi di trazione:

  • trazione diretta, quando il perno del piatto è collegato direttamente al motore;
  • trazione a cinghia, se è una cinghia in gomma a collegare il motore al piatto, determinando il movimento.

È difficile stabilire una volta per tutte quale sia la migliore.

La trazione diretta ha tempi di avviamento più veloci e consente una maggiore costanza nella velocità del disco: una soluzione che ha trovato il favore di molti Dj in discoteca o in radio per regolare a piacimento la rotazione del piatto, ma meno apprezzata dagli audiofili, che preferiscono invece quella a cinghia; quest’ultima infatti diminuisce le vibrazioni causate dal motore, attenuandole attraverso il materiale in gomma e restituendo un suono più pulito.

Telaio

Osservando il giradischi, vedremo che il piatto e il braccio poggiano su un piccolo telaio: si tratta di un ingrediente indispensabile allo scopo di contenere le vibrazioni. Anche qui, possiamo scegliere tra due alternative:

  • telaio rigido, che smorza le vibrazioni prodotte dal motore grazie al fissaggio del motore stesso al telaio;
  • telaio sospeso (anche detto flottante), formato da un telaio di base e un controtelaio inserito nel primo e sospeso, il più delle volte, con delle molle di acciaio.

Qual è il migliore dei due?

Dipende da cosa consideriamo più importante. Il telaio rigido garantisce un’ottima stabilità di funzionamento, mentre il vantaggio di quello sospeso sta nell’isolamento pressoché completo dalle vibrazioni e in una limitazione maggiore del feedback acustico. L’unico ostacolo di questo sistema è rappresentato dall’instabilità della regolazione, problema a cui il telaio rigido riesce ad ovviare, essendo molto più semplice da tarare.

Braccio di lettura

È la parte che muove la testina di lettura (la puntina) sul vinile. Il braccio è collegato alla base del giradischi e azionato dal motore: dev’essere necessariamente leggero, ed è per questo che i materiali con cui è costruito sono principalmente alluminio, carbonio o titanio.

Il braccio di lettura più semplice è quello dritto, in cui la puntina si trova sullo stesso asse di rotazione del corpo del braccio: consente di ottenere la minima inerzia, mentre è piuttosto elevato l’errore di tracciabilità. Meno diffuso ma molto apprezzato dagli esperti è quello tangenziale, che risolve il problema dell’errore di lettura tangenziale.

Il braccio piegato curvo (detto a J), nel quale la parte finale dell’asta è piegata verso il centro del piatto, è meno esposto a fenomeni di risonanza rispetto a quello dritto.

Infine, la forma del braccio a S permette di ridurre le risonanze interne ed è esteticamente molto elegante. Poiché la sua costruzione risulta piuttosto delicata, il costo è generalmente alto.

Testina

Siamo all’ultimo pezzo fondamentale del giradischi: la parte del braccio di lettura che si posa sul vinile e che contiene la puntina. Ecco quali sono i due tipi principali di testina:

  • MM (Moving Magnet: a magnete mobile): la puntina muove un magnete e dà luogo a una specie di generatore elettromagnetico, dal quale si sprigiona il suono. Di norma si tratta di una testina che non necessita di preamplificazione: una buona soluzione per chi acquista il suo primo giradischi e non vuole spendere una fortuna. Quando lo stilo si sarà consumato, potremo acquistarne uno di ricambio, senza sostituire completamente la testina;
  • MC (Moving Coil: a bobina mobile): anche qui abbiamo a che fare con un sistema elettromagnetico, ma il suo funzionamento è leggermente diverso. Se nel caso della testina a magnete mobile avevamo la puntina sul davanti, qui sono le bobine ad essere attaccate alla puntina. La tipologia a bobina mobile è più sofisticata e di conseguenza più costosa: richiede un preamplificatore e riesce a ricavare un maggior numero di sfumature e informazioni dal solco del vinile. A differenza del caso precedente, dovremo sostituire integralmente la testina quando lo stilo si sarà logorato.

Una domanda rilevante: automatico o manuale?

Dopo aver preso dimestichezza con i principali aspetti tecnici del giradischi, possiamo affrontare un quesito che non ha mai smesso di suscitare dibattiti e polemiche tra gli appassionati: è meglio il giradischi automatico o quello manuale? In concreto, che differenza c’è tra i due?

Partiamo da quest’ultima domanda, la cui risposta è facilmente intuibile. Se nel giradischi automatico non faremo altro che mettere il disco sul piatto, in quello manuale dovremo posizionare il braccio di lettura (e ovviamente la puntina) sul disco. Nel primo caso non ci sono quindi azioni da fare a mano, tranne che premere il tasto play: il braccio si alza da solo e, conclusa la riproduzione del disco, torna da solo al suo posto. Nel secondo caso l’ascoltatore è parte attiva, e perciò l’operazione non è del tutto esente da rischi: se commette errori, il disco può rigarsi e nei casi peggiori rovinarsi.

Detto questo, possiamo rispondere alla domanda se sia meglio il giradischi automatico o manuale. Per gli audiofili veri non c’è partita: sceglieranno sicuramente il manuale. A fare la differenza non è solo il funzionamento, ma l’interazione tra uomo e macchina in cui emerge un tratto emozionale: l’operazione di posare il braccio di lettura e indovinare il solco di inizio dell’LP è qualcosa di magico, un’azione in cui l’ascoltatore è coinvolto affettivamente. D’altra parte, bisogna riconoscere che anche il giradischi automatico ha i suoi vantaggi: meno romantico, d’accordo, ma senza dubbio più pratico e comodo.

Giradischi semiautomatici e USB

Tra le due tipologie che abbiamo appena visto troviamo una soluzione mediana: il giradischi semiautomatico offre infatti il meglio del manuale e dell’automatico. Qui dovremo posizionare manualmente il braccio di lettura, che però, al termine del disco, provvederà automaticamente a tornare al suo posto: una felice combinazione dei pregi di entrambi.

Con la rinascita del vinile anche il pubblico meno esigente si è avvicinato al mondo dei giradischi. Il giradischi con ingresso USB consente all’ascoltatore neofita di unire l’esperienza della musica analogica a quella del digitale: potremo riversare l’audio del vinile in formato MP3 (in certi casi anche altri formati), per mezzo di un software venduto insieme al giradischi USB.

Quanto costa un buon giradischi?

Conosciamo le componenti fondamentali di un giradischi, abbiamo scelto tra automatico e manuale: non ci resta che passare all’acquisto.

Il prezzo di un giradischi è un aspetto di non poco conto. E ovviamente non possiamo fare un discorso che prescinda dal nostro budget. Ma al di là della disponibilità economica più o meno elevata, ormai il giradischi è un articolo piuttosto accessibile: a prezzi relativamente bassi possiamo portarci a casa un prodotto di buona qualità. Ecco una suddivisione dei principali modelli di giradischi per tipologia e fascia di prezzo.

Giradischi valigetta e compatti

Il giradischi valigetta ha fatto la sua comparsa negli ultimi anni. Si tratta di un’innovazione pensata per soddisfare alcune esigenze pratiche. Innanzitutto la comodità: il giradischi classico può essere difficilmente spostato, funziona a corrente (quindi necessita sempre di un cavo) e ha solitamente bisogno di almeno un paio di casse; quello a valigetta è invece portatile, funziona a batteria ricaricabile e ha già amplificatore e casse integrate.

I giradischi portatili presentano un’estetica molto ricercata e sono caratterizzati da un design accattivante. Il prezzo è più basso rispetto agli altri modelli: dai 50 ai 150€. Naturalmente non offre prestazioni di altissimo livello, per cui gli audiofili più esigenti scarteranno subito questa opzione. Ma è il modello ottimale per chi si affaccia per la prima volta al mondo dei giradischi: un entry level perfetto per i principianti.

Prima di mettere su un impianto vero e proprio, diversi ascoltatori optano per il giradischi compatto. Anche in questo caso il prezzo è abbastanza contenuto e va dagli 80 ai 270. Ci si può sbizzarrire nella scelta di diversi tipi, portatili e non, con l’uscita Bluetooth o con quella per gli amplificatori: un prodotto perfetto per iniziare, adatto anche come regalo, ma sconsigliato per i collezionisti di dischi rari o costosi, che alla lunga potrebbero rovinarsi.

Tra le marche entry level segnaliamo la Crosley, che in questi ultimi anni ha conquistato migliaia di persone grazie ai suoi giradischi colorati, dall’ottimo design e dal prezzo accessibile. Se vogliamo invece spingerci verso prodotti un po’ più elaborati, basterà dare uno sguardo alle proposte della svizzera Lenco, un’azienda che produce una vasta gamma di giradischi di buonissima qualità, da quelli per i neofiti fino ai modelli semi-professionali.

Giradischi di fascia medio-alta

Qui parliamo di prodotti adatti a chi è già addentro al mondo del vinile: articoli che durano nel tempo e che garantiscono un’eccellente qualità di riproduzione.

Il prezzo della fascia medio-alta spazia dai 300 agli 800. Per rapporto qualità-prezzo, tra i modelli più vantaggiosi troviamo sicuramente il Rega Planar 1 e l’Audio-Technica AT-LP120X: giradischi manuali dalle ottime prestazioni sonore, con un buon bilanciamento del sound sia sugli alti che sui bassi.

Salendo un po’ più di prezzo, non possiamo non citare il Pro-Ject Debut Carbon Evo, giradischi top di gamma dotato di braccio in fibra di carbonio, telaio rigido ma nel complesso molto leggero.

Con i modelli appena citati andiamo sul sicuro, ma se la musica è la nostra vera passione dovremmo fare un pensierino sul Denon DP-450USB, forse uno dei prodotti Hi-Fi più amati. E le ragioni sono tante: consente di digitalizzare da vinile in file MP3 o WAV; presenta un design moderno e sofisticato; ha una qualità sonora impressionante, con un preamplificatore phono integrato (che possiamo anche spegnere); è provvisto di braccio a S e trazione a cinghia. Insomma: una meraviglia.

Costruisci il tuo impianto

Se i modelli che abbiamo visto finora non fanno per voi, significa che siete dei veri audiofili.

Per mettere mano al vostro impianto non potrete accontentarvi solo di un buon giradischi: avrete sicuramente bisogno di diffusori e amplificatori, di testine e puntine di ricambio, e magari anche di appositi mobili e contenitori per la collezione di vinili.

L’Hi-Fi è la vostra lingua e la musica la vostra città natale.