Ricordi dal futuro: i ruggenti anni ’20 del vinile

di Redazione
 
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Facciamo un piccolo esperimento. Ripensate a quell’angolo della libreria di casa dove i vostri genitori conservano ogni loro vinile. Cercate di ricordare il sorriso compiaciuto e un po’ goffo con cui vi dicono quanto fosse bello ascoltare musica col giradischi. Memorizzate quella sensazione nostalgica che associate – giustamente – al passato.

Allacciate le cinture: stiamo parlando del futuro.

Vinil-mania: le ragioni del successo

Un fenomeno abbastanza singolare, se pensiamo che alla fine del secolo scorso il destino del disco in vinile sembrava segnato. Eppure, quello che era considerato un supporto musicale polveroso e invadente, scomodo e facile da danneggiare, oggi è tornato assolutamente in auge.

Il vinile si è insomma trasformato da oggetto di nicchia, custodito da una cerchia ristretta di nostalgici e collezionisti, a un vero e proprio prodotto di moda. Proviamo a spiegarne il perché.

In primo luogo la specificità del suono analogico, considerato più “caldo”, “ricco” e “avvolgente” rispetto ai formati digitali. Le migliorie relative alla manifattura del disco, unite ai continui progressi nei sistemi di incisione, hanno portato a un progressivo perfezionamento della qualità e della validità del prodotto.

Ma una delle cause principali risiede anche in un ordine estetico di tipo differente, e non meno importante. Impossibile infatti non tener conto dell’importanza della “fisicità” del formato stesso: il disco in vinile è un oggetto bellissimo da mostrare, toccare, collezionare. Togliere il disco dalla custodia, alzare il braccetto del giradischi e sentire il fruscio della puntina prima dell’inizio del brano… sono sensazioni che non potranno mai essere rimpiazzate dalle modalità “fredde” del digitale.

È inoltre probabile che, nel corso dell’ultimo anno, il vinile abbia usufruito di una delle (rare) ricadute positive della pandemia. Nel periodo in cui il mondo intero si è dovuto fermare a causa dell’emergenza sanitaria, la modalità slow sembra aver premiato un ascolto della musica più ragionato e consapevole.

Il ruolo della rete: la community del vinile

In questa seconda vita del vinile, l’online svolge sicuramente un ruolo importante. La veicolazione in rete è riuscita infatti a riaccendere la passione, non solo tra gli amatori delle generazioni passate, ma anche tra i più giovani.

Facciamo qualche esempio. Negli ultimi anni sono nati diversi canali YouTube che promuovono la cultura del vinile, rivelando una community viva e affezionata capace di risvegliare non solo l’interesse per gli aspetti tecnici legati al mondo del vinile, ma che trascina anche i teenager: quasi a confermare il mito che vede nel “vecchio” formato un’analogia con la musica tout court. 

E infatti come dicevamo il vinile ha conquistato anche il mondo dei più giovani. Lo dimostra il tag #vinyl, che sta letteralmente spopolando su TikTok. La piattaforma di video-sharing più famosa del mondo ospita migliaia di collezionisti di tutte le età, e i teenager occupano ormai un posto importante.

Concludiamo con un altro esempio legato alla rete citando il caso di un documentario del 2018 (disponibile ora su Amazon Prime). Si tratta di Vinilici. Perché il vinile ama la musica e si interroga sul rinnovato interesse per il disco in vinile in Italia. Musicisti, addetti ai lavori e amatori (per citarne alcuni: Renzo Arbore, Elio e le Storie Tese, Mogol, Red Ronnie, Carlo Verdone) danno vita a un racconto vivace e romantico della loro “dipendenza” dal vinile, offrendo una testimonianza collettiva su un fenomeno che ha segnato la storia della musica.

Cosa ci dicono i dati sul vinile

Ormai è indiscutibile: il vinile sta scoprendo la sua seconda giovinezza.

I dati parlano chiaro, e parlano innanzitutto la lingua della RIIA (Recording Industry Association of America): nel primo semestre del 2020 la vendita di vinili si attesta sui 232 milioni di dollari, e sui 130 per i CD.

Sappiamo che la “revenge” del vinile è in corso già da diversi anni, e che insomma non ci troviamo di fronte a un fenomeno totalmente nuovo; ma la riconferma di un sorpasso di questo tipo fa comunque riflettere. Non parliamo insomma del fugace ritorno di una moda passeggera, né di un’abitudine destinata a tramontare. Si tratta in realtà di una tendenza osservabile da almeno cinque anni.

Nel 2019 i ricavi della musica registrata sono aumentati dell’8,2% (più di 20 miliardi di dollari). Il 2020 ha segnato un record: per la prima volta dal 1986, i ricavi del vinile superano quelli del CD. Colpisce quindi, in tempi in cui siamo ormai abituati ad avere accesso immediato ad ogni contenuto con un rapido click, questo ritorno a un formato che la tecnologia sembrava aver reso obsoleto.

Nonostante l’avvento di Spotify e di tutte le altre modalità di ascolto “smaterializzato”, il vinile gode quindi di ottima salute. Il suo mercato è tornato a crescere nel 2007. Da allora non si è più fermato.

di Redazione