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Quando il jazz ha incontrato l’hip hop: storia di un beat perfetto

di Redazione
 
Jazz hip hop copertina

Quando due generi musicali completamente diversi si incontrano, i risultati possono essere molteplici. Talvolta, la miscela si rivela perfetta. È questo il caso dell’incontro avvenuto tra jazz e hip hop che sin dai primi anni Ottanta ha regalato preziose collaborazioni artistiche e lavori consegnati alla memoria della musica.

Il dialogo tra jazz e hip hop non è un semplice esperimento sonoro, ma un fenomeno culturale che ha dato vita a una delle contaminazioni più affascinanti della musica contemporanea. Due mondi apparentemente distanti – il jazz, simbolo di improvvisazione e libertà creativa del Novecento, e l’hip hop, nato nei block party del Bronx negli anni ’70 come espressione di resistenza urbana – si sono incontrati più volte, generando nuovi linguaggi musicali e ridefinendo l’identità artistica di intere generazioni.

Alle origini di un connubio musicale ideale

Jazz e hip hop sono due generi musicali che, prima o poi, erano destinati a incontrarsi: entrambi, infatti, presentano delle similitudini seppur allo stesso tempo molto distanti tra loro.

Sperimentazione e improvvisazione sono i punti di contatto più evidenti tra jazz e hip hop, pur nelle loro differenze sonore. Il jazz ha trovato nell’improvvisazione una delle sue colonne portanti, soprattutto negli anni Sessanta con le esperienze radicali del free jazz e delle improvvisazioni collettive. L’hip hop, dal canto suo, ha sempre riconosciuto nel freestyle – l’improvvisazione vocale su una base ritmica – una delle sue espressioni più autentiche.

Sia jazz che hip hop, quindi, condividono la tendenza nel trasformare basi musicali esistenti in qualcosa di nuovo. Da qui l’inevitabile incontro che ha dato vita a collaborazioni indimenticabili.

Le prime significative collaborazioni e la nascita del movimento Native Tongues

Una delle primissime collaborazioni significative che ha messo in contatto questi due mondi è Rockit di Herbie Hancock. Il brano, pubblicato nel 1983 e contenuto nell’album Future Shock, fu rivoluzionario: una composizione di natura jazz che, al tempo stesso, ospitava elementi fondanti dell’hip hop come i ritmi campionati e lo scratching grazie al contributo del DJ Grandmixer D.ST. L’unione dei due generi per questa traccia conquistò il pubblico pop e rappresentò un passaggio storico per il jazz elettronico e la contaminazione tra linguaggi urbani.

La fusione tra jazz e hip hop divenne un aspetto sempre più diffuso tanto da diventare un elemento sistematico nella produzione dei Native Tongues Posse, collettivo hip hop attivo dalla fine degli anni Ottanta. A sua volta il collettivo era formato principalmente da diversi gruppi – A Tribe Called Quest, De La Soul, Jungle Brothers – tutti molto attivi nel portare la componente jazz nel cuore dell’hip hop non solo attraverso il sound, ma anche con un’estetica consapevole, testi positivi e un’ampia visione culturale.

Ad aprire le porte a un hip hop colto e sperimentale furono i Jungle Brothers, tra i pionieri della fusione tra jazz e rap. Il loro primo lavoro discografico arriva nel 1988, Straight Out the Jungle, fatto di liriche afrocentriche e beats innovativi che riscossero il favore della critica.

Il gruppo A Tribe Called Quest nacque nel 1985 nel Queens, New York, e ha dato dei contorni ben definiti all’hip hop permeato di jazz grazie ad album come The Low End Theory del 1991. È uno dei capolavori che più hanno definito il filone jazz-hip hop. Oltre a costruire il proprio sound su campionamenti jazz, linee di basso pulsanti e arrangiamenti essenziali, “Verses from the Abstract” vede la partecipazione dal vivo del leggendario Ron Carter. L’album è infatti costantemente citato come pietra miliare dell’alternative hip hop. Rolling Stone lo ha inserito più volte nella sua lista ‘The 500 Greatest Albums of All Time’, inizialmente al numero 154 e poi, nella versione aggiornata del 2020, risalendo fino al numero 43. È inoltre riconosciuto come uno dei 100 Essential Albums of the 20th Century da Vibe, considerato un album imprescindibile per la storia del rap del secolo scorso.

Verso la fine degli anni Ottanta fecero l’ingresso nella scena musicale anche i De La Soul, anche loro formatisi nell’area newyorkese, che hanno avuto il merito di innovare notevolmente il jazz rap. Il loro primo album – 3 Feet High and Rising del 1989 – fu anche il loro grande successo grazie al quale hanno costruito collage sonori ricchi di groove jazz, soul e funk.

Gli anni Novanta e l’eredità del jazz rap

Negli anni successivi le collaborazioni di questo tipo e i rapporti tra jazz e rap si fanno sempre più intensi. Basti pensare ai movimenti dei primi anni Novanta nella East Coast statunitense: Q-Tip, leader proprio degli A Tribe Called Quest e artista fondamentale per la diffusione di soul e jazz nell’hip hop; ma anche a Pete Rock, considerato una leggenda vivente dell’hip hop il cui stile jazz e groove continua a influenzare ancora oggi i producer di tutto il mondo; molte collaborazioni con artisti jazz portano la firma anche di DJ Premier, esponente di spicco della East Coast e componente del duo Gang Starr.

Nei Gang Starr, prima dell’arrivo di DJ Premier, ci fu anche Guru, rapper e produttore di Boston che con l’album Jazzmatazz del 1993 ospitò jazzisti del calibro di Donald Byrd e Branford Marsalis: con questo progetto il rapporto tra jazz e rap si fece più sistematico rendendo l’hip hop una vera piattaforma di collaborazione tra musicisti.

L’eredità lasciata da questi pionieri della commistione tra jazz e rap ha dato vita a nuovi sottogeneri musicali come il nu jazz, termine coniato a partire dalla fine degli anni Novanta per indicare tutti quei lavori che fondono tipici elementi jazz con le sonorità di generi come hip hop, soul, funk e musica elettronica.  

L’incontro tra jazz e hip hop, quindi, non ha rappresentato solo un episodio ma una storia di scambi continui tra i due generi. Una contaminazione che ha dato vita a brani che ancora oggi hanno una notevole influenza e che dimostra come gli elementi che accomunano questi due generi possano offrire un mix perfetto.