Metallari e Hip Hop: le sottoculture giovanili che resistono nel tempo

di Redazione
 
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Prosegue il viaggio alla scoperta delle sottoculture giovanili che hanno segnato il nostro tempo.

Oltre cinquant’anni di storia di ribellione fatta da milioni di ragazzi che si riuniscono attorno a comunità culturali alternative al modello dominante. Atteggiamenti, modi di vestire e gusti musicali non convenzionali che oggi però, nell’era dei social network e degli influencer, stando scomparendo: solo alcune di queste sottoculture, infatti, sembrano resistere all’assalto del tempo.

La subcultura dei metallari: quando la musica è tutta la vita

Uno dei primi usi del termine Heavy Metal si trova nel romanzo The Soft Machine (1961) dello scrittore americano William Burroughs per descrivere un ragazzo, chiamato appunto «The Heavy Metal Kid», amante di una musica radicale ed energica. Quando negli anni ’70 una parte dell’Hard Rock anglosassone cominciò a sviluppare suoni caratterizzati da ritmi sempre più aggressivi e potenti, il termine apparve perfetto per raccontare quello stile emergente.

Da allora milioni di adolescenti vestiti di giacche di pelle nera, anfibi e borchie hanno iniziato a popolare le città di tutto il mondo, affollando locali e concerti di gruppi come Led ZeppelinDeep Purple e Black Sabbath, o partecipando a festival internazionali di musica heavy metal diffusi principalmente in Francia, Olanda, Inghilterra e Germania.

Anche in Italia il fenomeno ha avuto nei decenni una larga diffusione, approdando prima nell’area metropolitana di Milano per poi diffondersi e svilupparsi a macchia d’olio in tutto il Paese.

La sottocultura metal ha rappresentato storicamente il desiderio di disimpegno politico emerso dopo le grandi rivolte studentesche della fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Per la prima volta, infatti, numerosi gruppi di giovani iniziarono ad aggregarsi intorno al solo interesse musicale, senza necessariamente un’ideologia politica sottostante: la musica era l’unico collante e l’unica cosa importante della vita.

La storia decennale dei metallari contribuisce ancora oggi all’incredibile successo che il Metal riscuote nel mondo. Si pensi a gruppi come SlipknotIron Maiden e Metallica, o alla fortuna di questo genere musicale nei paesi nordeuropei e scandinavi, coronata nel 2006 dalla vittoria dei Lordi all’Eurovision Song Contest. Qualche esempio da casa nostra? I Lacuna Coil e i Rhapsody Of Fire, band italiane che hanno all’attivo numerosi album di successo e una lunga carriera alle spalle.

Hip Hop: l’incredibile affermazione di un movimento nato dalla strada

Quella dell’Hip Hop è una sottocultura artistica nata negli Stati Uniti negli anni ‘70, precisamente nel quartiere del Bronx di New York.

Il movimento è in realtà un fenomeno culturale molto articolato, composto dal rapping (stile musicale) dal DJing (manipolazione di suoni attraverso giradischi o sintetizzatori), breaking (il particolare tipo di ballo nato nelle strade statunitensi) e dal graffitismo.

L’Hip Hop, un po’ come il blues e il jazz degli anni ’50, è un’espressione artistica diffusa dalle comunità afroamericane degli USA. Sorto come alternativa identitaria al modello WASP americano, il movimento è riuscito in brevissimo tempo a conquistare una cospicua fetta del mercato discografico, cinematografico e culturale del mondo. L’enorme influenza mediatica raggiunta ha generato un vero e proprio fenomeno internazionale, che ha rivoluzionato le arti e la moda nella maggior parte dei paesi occidentali, permettendo alla cultura afroamericana di prendersi uno spazio che per secoli le era stato precluso.

Con il successo globale però sono arrivati anche i primi ostacoli. Alla metà degli anni ’80 la violenza si insinua nei raduni degli appassionati e ai concerti. Nascono le prime rivalità artistiche che portano alle guerre intestine tra diversi esponenti del movimento. Negli USA, dove dilaga il disagio sociale e la diffusione delle armi, il movimento si spacca definitivamente: ora si fronteggiano le generazioni della East Coast, orientate verso la riscoperta delle radici africane e del pacifismo, e della West Coast, dove il nichilismo e la guerra si prendono la scena.

Dopo una lotta durata anni, l’Hip Hop riesce però ad accantonare i suoi aspetti più distruttivi a favore di una cultura artistica impiegata per la riqualificazione sociale e l’integrazione delle classi più disagiate. Molti artisti e gruppi raggiungono il successo internazionale (Jay ZEminem50 CentRun-D.M.C.) e decidono di diventare testimonial di campagne contro la violenza e la diffusione di armi e malattie.

Dagli anni ’90 ad oggi, da quando cioè il fenomeno è diventato di portata globale, l’Hip Hop ha gradualmente raggiunto una popolarità senza precedenti, influenzando le arti contemporanee forse come nessuna sottocultura prima era riuscita a fare. Maglia larga, pantaloni calanti, uso di collane d’oro a vista e grandi scarpe da ginnastica: chi può dire oggi di non essere mai stato nella vita, anche per un solo giorno, uno di quei ragazzi di strada che da oltre quarant’anni dominano il palcoscenico del mondo?

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Gadget per sentirsi uniti

Il diffondersi delle sottoculture giovanili ha permesso a generazioni di adolescenti di sentirsi parte di comunità coese, fondate sulla condivisione di passioni.

Ma sono la moda e l’accessoristica che hanno permesso un certo tipo di riconoscimento: una giacca di pelle, una cresta colorata o un pantalone a cavallo basso ci permettono di capire con una sola occhiata chi condivide i nostri gusti musicali e la nostra sottocultura d’appartenenza.

Ancora oggi basta una felpa nera dei Black Sabbath o una bandana degli Iron Maiden per riconoscere un metallaro convinto, una larghissima T-Shirt di Eminem per un amante dell’Hip Hop, una provocatoria spilla dei Sex Pistols sullo zaino per un punk redivivo o un cappello dei My Chemical Romance per un emo sensibile.

Non viviamo più negli anni ’90, quando le sottoculture nascevano e si diffondevano continuamente, ma la voglia di condividere le nostre passioni con gli altri non è certamente morta, e se oggi basta un portachiavi o un accendino per riconoscersi parte di una comunità più grande va bene lo stesso, e forse è anche meglio.