C’è stato un periodo in cui la cosiddetta musica nera o musica afroamericana dominava la scena musicale ed era fonte d’ispirazione per tanti artisti e soprattutto per nuovi generi. Nell’ampia accezione di musica afroamericana si fanno rientrare diversi generi, dal jazz al blues, dal gospel all’R&B fino ad altre espressioni della diaspora africana come il reggae.
In particolare, negli anni Sessanta e Settanta furono il soul, e successivamente anche il funk, a rappresentare i generi trainanti della musica nera grazie al successo di artisti come Marvin Gaye, Aretha Franklin, James Brown e Stevie Wonder e al lavoro di etichette discografiche divenute leggendarie come Motown Records e Stax Records.
Gli anni Sessanta e il predominio della musica soul
La voce della musica afroamericana dagli anni Sessanta era rappresentata principalmente dal soul, un tipo di musica che aveva portato un nuovo linguaggio e che era nato dalla urbanizzazione del Rhythm and Blues in quel periodo.
La “musica dell’anima” come dice il nome stesso si è imposto in quegli anni grazie al suo carico di emozioni e spiritualità e diventò il genere più identitario della cultura afroamericana. Con il termine soul inizialmente venivano indicati una serie di generi basati sull’R&B ma prese poi direzioni diverse a seconda delle zone d’America dove veniva suonato. Nei maggiori centri urbani come New York e Chicago, ad esempio, il soul si concentrava principalmente sugli interventi vocali e su produzioni melodiche mentre a Detroit le sonorità erano più prettamente pop e influenzate dal gospel, R&B e rock & roll. Scendendo più a sud lo stile si faceva più duro e grezzo con ritmi sincopati e voci squillanti.
Sul finire del decennio il soul cominciò a subire una nuova frammentazione provocata dall’avvento della musica funk portata da James Brown e Sly Stone.
James Brown e l’avvento del funk
Il funk (o funky), inizia a diffondersi dalla metà degli anni Sessanta e raggiunge il suo apice nel decennio successivo. Il genere, come tanti altri, deriva dal soul diventandone l’evoluzione più ritmica.
Le origini vengono fatte risalire al 1964 quando James Brown, considerato il primo artista che diete voce al funk, pubblicò il singolo Out of Sight anche se i tratti distintivi di questo stile vennero definiti con brani come Papa’s Got a Brand New Bag e Sex Machine. Tra i suoi brani figura anche Funky Drummer, una delle canzoni più influente della musica funky e la traccia più campionata in assoluto tra gli anni Ottanta e Novanta. Brown fece conoscere il funky a suon di bassi pulsanti, riff di chitarra sincopati, sezioni di fiati esplosive e una carica ritmica che fece da precursore ai vari generi di musica dance che sarebbero fioriti negli anni successivi.
Motown e Stax Records, due simboli di quell’epoca
Un fondamentale contributo alla black music di quegli anni fu dato sicuramente da due storiche etichette discografiche, capaci di sfornare diversi artisti diventati vere e proprie icone della musica afroamericana e non solo: da una parte la Motown Records, nata a Detroit, dall’altra la Stax, fondata a Memphis.
La Motown, fondata da Berry Gordy Jr. nel 1959, rappresentò molto più di una semplice etichetta discografica: fu un fenomeno culturale che portò la musica nera al centro del mainstream americano. Con il suo inconfondibile “Motown Sound” (molto radiofonico, una commistione tra soul e pop) la label lanciò artisti destinati a diventare leggende. Tra questi spiccavano i Temptations, The Supremes, Marvin Gaye, Stevie Wonder, Smokey Robinson & The Miracles e The Jackson 5: praticamente il meglio che la scena musicale afroamericana offriva in quel periodo. A contribuire al grande successo della Motown furono anche i produttori e compositori della label, tra cui il trio Holland–Dozier–Holland, capace di creare brani diventati immortali (su tutti quelli delle Supremes) che ancora oggi vengono campionati e ballati in tutto il mondo.
Qualche chilometro più a sud, a Memphis, aveva il suo quartier generale la Stax Records che all’armonia e alla sofisticatezza della Motown contrapponeva un soul più ruvido, grezzo e viscerale rappresentando più da vicino le sonorità del sud. Ritmiche serrate, pathos e spontaneità nelle interpretazioni furono il marchio di fabbrica di questo southern soul. La Stax, fondata da Jim Stewart e Estelle Axton, lanciò talenti esplosivi come Otis Redding, Isaac Hayes, Booker T. & the MG’s, Sam & Dave e Carla Thomas.
Disco Music, Hip Hop, Acid Jazz: l’eredità di quegli anni
I due decenni d’oro della black music – gli anni Sessanta e Settanta – hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi un punto di riferimento fondamentale per le generazioni successive. L’unione di soul e funk ha dato vita a molti altri generi musicali che hanno fatto le fortune di tanti artisti e case discografiche; molti di quei brani vengono campionati ancora oggi dagli artisti per la creazione di nuove sonorità.
Il funk, dopo essere nato negli anni Sessanta dall’intuizione di James Brown, venne innovato da artisti come George Clinton e nel decennio seguente assunse tratti ben definiti con introduzioni di basso e chitarra elettrica che diedero una notevole ballabilità ai brani. Uno step importante fu l’incontro tra il funk e la nascente disco music di quegli anni che fece le fortune di band come Earth, Wind & Fire e Kool & The Gang, considerati tra i pilastri della dance ’70-’80. A sua volta, la disco music con le prime novità elettroniche nel suono diede vita nei decenni successivi all’house music da cui discendono tutte le varianti della musica dance che conosciamo oggi sotto il comune denominatore Electronic Dance Music.
L’innovazione del funk portata da George Clinton venne identificata con il nome di P-Funk, un sottogenere da cui discese anche l’hip-hop, in particolare quello della West Coast americana conosciuto con il nome di Gangsta Rap.
Nemmeno il jazz fu indifferente alle influenze di funk e soul: mescolando gli elementi di questi generi all’elettronica si è arrivati alla nascita dell’acid jazz, sottogenere nato verso la fine degli anni Ottanta di cui artisti come Jamiroquai, James Taylor Quartet e Incognito furono tra i maggiori rappresentanti.
La black music, dunque, non è stato solo un filone musicale in un circoscritto periodo temporale ma un vero e proprio fenomeno sociale che ha dato vita a molti generi e sottogeneri i cui elementi sono ancora oggi presenti in moltissimi brani che popolano le classifiche.

