On every street: l’ultimo disco dei Dire Straits in una nuova edizione tutta da scoprire

di Redazione
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Il 9 settembre del 1991 usciva quello che sarebbe diventato il canto del cigno dei Dire Straits: On Every Street. L’album fu l’ultimo della band, prima del suo scioglimento e dell’inizio della carriera da solista di Mark Knopfler. 

Dopo ventidue anni, è in uscita una nuova versione, contenente due Lp 45 giri da 180 grammi, prenotabile sul nostro sito.

Ripercorriamo le tappe fondamentali dei Dire Straits fino al loro ultimo lascito, On Every Street. 

Gli esordi e i primi successi

Nell’aprile del 1977, un giovane con esperienze da giornalista e da insegnante, Mark Knopfler, si trasferì dal fratello minore David a Deptford. Con loro viveva il bassista John Illsley. Anche se i tre ragazzi non lo sapevano, stavano per nascere i Dire Straits. A Mark, David e John di unì a breve il batterista Pick Withers. Tutto era pronto per scalare le vette del successo. Gli esordi non furono tuttavia dei più rosei. Anche il nome, Dire Straits, traducibile con “terribili ristrettezze”, indica proprio le difficoltà dei primi tempi. In un contesto dominato dal punk e dalla disco, il loro rock dalle forti influenze blues non ebbe grande riscontro di pubblico.

La svolta si ebbe quando il gruppo inviò a un programma radiofonico una demo, contenente tra l’altro Sultan of Swing, che iniziò a entrare costantemente in rotazione. Da lì a ottenere un contratto discografico, il passo fu molto breve. Nel 1978 la band incise il primo album, intitolato semplicemente Dire Straits. Il successo arrivò non tanto in patria, ma grazie al successivo tour europeo, negli Usa e in Australia. Tra l’uscita del secondo lavoro, Communiquè, vari tour e apprezzamenti anche importanti, come per esempio quello di Dylan, i Dire Straits iniziarono a farsi conoscere sempre di più. Gli anni successivi segnarono tanto il consolidamento del loro successo, quanto delle svolte non indifferenti, a partire da Making Movies, del 1980, con le loro tipiche influenze jazz, blues, country e folk che si mescolarono a arrangiamenti rock più elaborati, con l’aggiunta delle tastiere. Anche i testi subirono una svolta: più ricercati, poetici, ma anche narrativi. Un esempio lampante lo abbiamo con la traccia Tunnel of Love e Romeo and Juliet

Dal boom di popolarità al viale del tramonto

I successivi lavori ebbero grande successo, ma mai quanto Brothers in Arms, pubblicato nel 1985, la cui title track divenne subito un grande classico, seguita da altri grandi brani come So Far Away, Money for Nothing, Walk of Life, Your Latest Trick. L’album vendette più di 30 milioni di copie, anche se spesso viene considerato meno rappresentativo del lavoro dei Dire Straits, perché si compone di sonorità più mainstream. Certamente, in piena epoca della cosiddetta Seconda guerra fredda, la forte impronta antimilitarista del disco fece molto presa sul pubblico. Di questo periodo centrale degli anni Ottanta, sono da ricordare certamente i grandi concerti dei Dire Straits, come quello a Auckland del 1983, a cui assistettero più di 60 000 persone, o a Wembley, durante il Live Aid, due anni dopo. Tra il 1985 e il 986 la band di Knopfler e compagni (che intanto erano cambiati in alcune posizioni) si impegnò in una tournee lunghissima ed estenuante, con ben 248 concerti, tutti sold out.

Nel frattempo, il leader Mark Knopfler iniziava collaborazioni di vario tipo, da quelle con il cinema per le colonne sonore, a quelle con altri artisti, da Dylan a Sting, da Tina Turner a Eric Clapton, solo per citarne alcuni.

Era il preludio per un progressivo allontanamento della band, che negli anni aveva perso già dei pezzi della formazione originale.

On Every Street: il canto del cigno dei Dire Straits

Nel 1991 i Dire Straits diedero vita all’ultimo album in studio, On Every Street, sei anni dopo l’uscita da Brothers in Arms. Come era prevedibile, un’attesa così lunga portò il disco a vendere all’incirca 15 milioni di copie in tutto il mondo, raggiungendo la prima posizione in classifica sia in molti Paesi europei, come Inghilterra, Italia, Francia, Svizzera, Austria, Paesi Bassi, Svezia e Norvegia, che nel resto del mondo, come Australia e Nuova Zelanda. L’uscita del disco fu seguita da un tour che durò fino all’ottobre dell’anno successivo. Per quest’album i Dire Straits lasciarono le sonorità più “pulite” della chitarra di Knopfler, che recuperò suoni parzialmente più distorti, con influenze che vanno dal rock-country americano classico a quello più tipicamente anni Ottanta, passando per il blues. 

L’album presenta 12 tracce:

  • Calling Elvis
  • On Every Street 
  • When It Comes to You 
  • Fade to Black 
  • The Bug 
  • You and Your Friend 
  • Heavy Fuel 
  • Iron Hand
  • Ticket to Heaven 
  • My Parties 
  • Planet of New Orleans 
  • How Long 

La title track è sicuramente il brano più rilevante dell’album, in cui emergono le riflessioni sconsolate di un individuo distrutto dalla solitudine e dalla incessante, quanto inutile, ricerca della sua metà. Significativo, e sulla stessa lunghezza d’onda del precedente, è anche il brano Fade to Black, introspettivo, malinconico, amareggiato dalle azioni di una donna spregiudicata.

The Bug cambia invece stile, affrontando con ironia il tema della caducità della vita e della mutevolezza delle nostre vite. Di tono sarcastico è anche My Parties, che si focalizza sulla superficialità con la quale ci concentriamo sulle apparenze, senza scavare in profondità.

Ancora di segno diverso è Iron Hand, vera e propria canzone di protesta verso la repressione dei minatori inglesi del 1989 da parte del governo della Iron Lady, Margaret Thatcher. Di denuncia è anche Ticket to Heaven, che critica l’ipocrisia di alcuni predicatori religiosi, che si dedicano più al lusso che agli aspetti spirituali dell’esistenza.

Insomma, On Every Street è l’ultimo lavoro dei Dire Straits, che racchiude in sé tutta la loro esperienza artistica, da godere in una nuova versione da 180 grammi in due Lp.