La scuola italiana del Rap: dalla strada all’Olimpo

di Redazione
 
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Il fenomeno Rap domina le classifiche italiane da anni e il recentissimo boom internazionale della Trap ha riacceso le luci su un genere musicale che sembra non esaurire mai il suo successo. Diffusosi in Italia a partire dalla fine degli anni ’80 come fenomeno suburbano e underground, oggi il Rap è a tutti gli effetti uno tra i generi preferiti dagli italiani, soprattutto adolescenti e ragazzi. Ma come è riuscito a raggiungere questo incredibile traguardo?

Ripercorriamo insieme il viaggio che ha portato i rapper nostrani sulla vetta della scena discografica italiana.

La Old School italiana degli anni Ottanta e Novanta

In Italia il genere Rap, legato alla cultura americana dell’Hip Hop, comincia a diffondersi già dagli anni ’80 grazie ad alcuni tour internazionali di rapper statunitensi. Nel 1982, a Milano, lo storico concerto di Afrika Bambaataa incanta centinaia di giovani che erano andati ad assistere incuriositi al primo evento di Nouvelle Music americana nel nostro paese. 

La musica piace e il fenomeno dilaga: da Torino a Roma iniziano a radunarsi giovanissimi amanti della cultura underground proveniente dal Bronx. Si iniziano a scambiare informazioni, musica, modelli culturali; si cominciano a incidere pezzi, si sperimentano basi, barre (unità di misura di una strofa), sulla scia dei beniamini americani. Inizialmente la lingua resta l’inglese dei modelli d’oltre Atlantico: l’italiano sembra meno adatto alle necessità metriche delle nuove basi musicali. Ma con il passare del tempo aumenta la necessità di farsi capire da tutti, e si impone l’utilizzo della lingua nostrana per riuscire a veicolare i contenuti dei testi.

Cominciano a nascere sempre più progetti musicali e i rapper delle cosiddette «Posse», che in inglese significa gruppo, si servono delle potenzialità del mezzo per comunicare messaggi politici di rivendicazione sociale e di diritti, per esprimere e diffondere finalmente le opinioni di una parte della società fino ad allora inascoltata. 

Nei primi anni Novanta nascono alcuni gruppi storici che hanno segnato una generazione: dagli Almamegretta e i 99PosseFrankie HI-NRG. Quest’ultimo, in un Italia scossa dalle stragi di mafia, con l’album di denuncia Verba Manent diventa uno dei primi rapper italiani a essere prodotti e distribuiti da una major.

Di lì a poco le sonorità semplici degli esordi si arricchiscono, e nuovi gruppi e progetti prorompono sulla scena musicale: nascono gli Articolo 31, i Colle Der Fomento, i Cor Veleno e tanti altri. Nel 1994 i Sangue Misto di Neffa, Deda e Dj Guff pubblicano SxM, che diventa il disco simbolo di una generazione e album di culto per quelle successive. 

Inizia da allora quella che molti hanno definito la «Golden Age» del Rap italiano: i nuovi artisti scalano le classifiche e singoli come Tranqi Fanky degli Articolo 31 o album come 107 elementi di Neffa sfondano il mezzo milione di copie vendute.

Il nuovo millennio 

Gli anni 2000 sono gli anni del consolidamento del successo. Il genere ormai è diffuso in tutto il paese e sempre più giovani si avvicinano al Rap. I progetti della Old School sono però cambiati: molti gruppi si sono sciolti e i componenti di questi avviano carriere da solisti destinate a durare (si pensi a Neffa, a J-Ax, a Fabri Fibra che lascia gli Uomini di Mare).

È il decennio dei solisti, ma il format “band” non è ancora del tutto scomparso. Nascono i Club Dogo (anch’essi si scioglieranno, ma molto più tardi), e il TruceKlan, ma anche i Sottotono, che nel 2001 partecipano al Festival di Sanremo: il genere ormai è entrato nelle case di tutti gli italiani.

Dal 2006 cominciano anche a fioccare i primi contratti discografici con le major. Mondo Marcio firma con la EMI, i Dogo e Fibra con la Universal, i Cor Veleno con H2O Music. Il Rap è diventato di portata nazionale: dai raduni giovanili underground è finalmente diventato protagonista della scena discografica. Marracash, Mondo Marcio e Fabri Fibra conquistano le prime posizioni della classifica FIMI settimanale.

Gli anni ’10 e la scena Rap di oggi 

Già all’inizio del decennio debuttano sulla scena Rap artisti come FedezClementinoEmis KillaRocco Hunt e Salmo. Il singolo Tranne Te di Fabri Fibra diventa un fenomeno mainstream, rimanendo in classifica per ben sedici settimane.

Il Rap ormai è sinonimo di successo, ma un movimento underground e anti-mainstream continua a opporsi: ne fanno parte artisti come LucciSuarez, CaneSecco e Mistaman, che si creano una comunità musicale anche grazie alle nuove tecnologie digitali e alla nascita di social network e canali di diffusione musicale come YouTube. Ma è anche vero che adesso è impossibile arginare la popolarità dei rapper, nuovi miti dei giovani italiani.

Alla fine degli anni ’10 arriva dall’America un nuovo sottogenere dell’Hip Hop, che negli ultimi anni ha letteralmente scalato le classifiche di tutto il mondo: la Trap. Dark Polo GangCapo PlazaAchille LauroIziGhaliMassimo PericoloErniaSfera Ebbasta diventano gli eroi disillusi dei più giovani. Sfera Ebbasta macina da anni record su record: dal disco italiano più ascoltato di sempre in 24 ore, Famoso, al dominio delle piattaforme digitali di musica come Spotify. 

Sebbene il successo abbia trasformato il Rap in un fenomeno internazionale, ancora oggi non mancano artisti ancorati al vecchio ideale underground. Sono decine, infatti, i progetti musicali indipendenti di notevole successo: tra tutti i Murubutu e il fenomeno Rancore

Un genere per tutti i gusti

Come abbiamo visto, quella del Rap italiano è la storia di una lunga scalata al successo. In questi tre decenni di sperimentazione il genere è riuscito ad attraversare indenne gli enormi cambiamenti della società e del sistema discografico generale.

Dal passaparola dei primi anni al dominio delle piattaforme digitali, ci sentiamo di dire senza troppe remore che il genere simboleggia oggi il presente della musica italiana. E in effetti, in questo momento al primo posto della FIMI italiana e delle Charts di Spotify c’è (per l’ennesima settimana) Noi, loro, gli altri di Marracash.

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