Francesco Guccini: una vita fra la via Emilia e il West

di Redazione
francesco guccini

Il 14 giugno del 1940, pochi giorni dopo l’entrata dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, nasceva a Modena Francesco Guccini, uno dei più importanti cantautori italiani.

Il “Guccio”, come viene chiamato in maniera affettuosa dai fan il cantante emiliano, ha attraversato con le sue canzoni la storia d’Italia del secondo Novecento, raccontando e interpretando soprattutto i sentimenti della sua generazione, i giovani degli anni Sessanta e Settanta.

Ma la sua capacità di scrivere brani che toccano temi “universali” gli ha consentito di fare breccia nei cuori anche delle generazioni successive. Augurandogli un buon compleanno, analizziamo insieme i temi delle canzoni di Francesco Guccini, il radicamento alla sua terra, e qualche aspetto della sua produzione non musicale.

Francesco Guccini: amore, morte e altre sciocchezze

Dopo il debutto come chitarrista e cantante col gruppo de I Gatti (che si trasformerà poi nell’Equipe 84), Guccini intraprese la carriera da solista. Nel 1967 fu pubblicato il suo primo album, Folk beat n.1, che non riscosse molto gradimento tra il pubblico. Un primo riconoscimento arrivò grazie ai Nomadi, che interpretarono la sua Dio è morto, canzone che è diventata negli anni un vero e proprio simbolo di quella generazione. Il brano incontrò anche l’apprezzamento da parte di papa Paolo VI, e la canzone fu paradossalmente passata a Radio Vaticana, mentre la Rai aveva deciso di censurarla per blasfemia.

Nel 1970 Guccini realizza due album: L’isola non trovata e Due anni dopo, contenente Primavera di Praga, in cui l’autore racconta della rivolta nella capitale cecoslovacca e della repressione sovietica del 1968. Guccini non ha mai nascosto il suo impegno politico, che spesso ha riversato nei suoi testi (una caratteristica di molti dei principali cantautori del periodo, come Venditti e De Gregori, per esempio), con canzoni che hanno affrontato temi e momenti particolari della storia, molte volte esplicitamente, con un chiaro riferimento al tema o al personaggio: Canzone per il Che e Stagioni, dedicate entrambe a Ernesto “Che” Guevara, Piazza Alimonda sui fatti del G8 di Genova, la lotta partigiana con Su in collina, la vicenda di Silvia Baraldini, condannata negli Stati Uniti per associazione sovversiva, l’aborto con Piccola storia ignobile

Ma la produzione di Guccini non va ingabbiata all’interno dell’etichetta di “artista impegnato”: la sua forza è stata quella di aver parlato anche di temi universali, come l’amore, la morte (e altre sciocchezze, come recita il titolo di uno dei suoi album), le speranze e i desideri dei giovani e la nostalgia per il passato.

Non solo: nelle sue canzoni troviamo anche una dura critica alla società italiana, mai volgare e al contempo ironica (come ne Il sociale e l’antisociale, L’Avvelenata, Don Chisciotte, Cirano), e motivi antibellici e pacifisti (La canzone del bambino nel vento, più nota come Auschwitz). Per non parlare poi degli innumerevoli riferimenti letterari all’interno dei suoi testi, che denotano la sua passione per la letteratura e la poesia.

Temi che Guccini ha messo in versi e in musica, realizzando brani che lo rendono ancora un personaggio fortemente amato da un pubblico più che mai intergenerazionale.

La carriera di Guccini è andata avanti tra grandi successi, sia con le registrazioni in studio, sia con i concerti, a cui era facile incontrare genitori e figli insieme, segno della capacità del Guccio di unire diverse generazioni grazie ai suoi testi e alle sue musiche.

Le Radici di Francesco Guccini

Nel 1972 esce uno dei suoi album più belli (forse il migliore): Radici, che contiene canzoni che sono ancora oggi dei grandi classici della sua produzione: dalla title track a Incontro, da Il vecchio e il bambino a Piccola città, dalla Canzone della bambina portoghese fino a La locomotiva, brano con cui il Guccio chiudeva tutti i suoi concerti (fino a quando, qualche anno fa, ha deciso di non esibirsi più in pubblico).

L’album è forse il più rappresentativo di Guccini, in cui sono presenti tutti i temi affrontati dal cantautore durante i suoi quasi sessant’anni di carriera, e che abbiamo visto in precedenza. In particolare, come si capisce già dal titolo del disco e dalla copertina (raffigurante una vecchia foto della famiglia Guccini molti anni prima), l’autore dedica questo suo lavoro alla sua terra, a cui è rimasto sempre fortemente attaccato.

Nonostante il suo fondamentale, dal punto di vista artistico e umano, soggiorno a Bologna, il Guccio ha sempre sentito il “richiamo” della provincia emiliana, di cui ha raccontato vizi, virtù e personaggi che la abitano e che la vivono. Una terra, quella dell’Emilia-Romagna, che ha dato i natali a grandi esponenti della nostra musica: da Giuseppe Verdi a Pavarotti nella lirica, per arrivare ad anni più recenti e a sonorità più contemporanee con le musiche americaneggianti di Zucchero, il rock di Ligabue e Vasco Rossi, fino alla musica pop di Cesare Cremonini e Laura Pausini, solo per citarne alcuni tra i più famosi. Artisti che, come Guccini, portano i loro pezzi in giro per l’Italia e per il mondo, ma che non dimenticano le loro origini. Guccini ha scelto come proprio buen retiro la piccola cittadina di Pàvana, in provincia di Pistoia, al confine con l’Emilia-Romagna sull’Appennino tosco-emiliano, legata fortemente alla sua infanzia.

Francesco Guccini: non solo musica

Ma Francesco Guccini non è solo uno dei cantautori più influenti della nostra musica.

L’artista emiliano può infatti vantare una abbastanza nutrita produzione letteraria, attraverso la quale ha raccontato storie che hanno appassionato migliaia di lettori, spaziando tra molti generi: dal noir, con le avventure del maresciallo Benedetto Santovito (in collaborazione con Loriano Macchiavelli), a racconti autobiografici, come nel caso di Croniche epafaniche, dedicato a un passato in qualche modo mitizzato di Pavana, fino a narrare delle vicende della lotta partigiana in Tango e gli altri. Romanzo di una raffica, anzi tre.

Oltre alla letteratura, Guccini ha al suo attivo anche delle incursioni nel cinema, sia come autore di colonne sonore (sebbene non in maniera intensa) sia come attore, a iniziare con Fantasia, ma non troppo, per violino, di Gianfranco Mingozzi (1976), per collaborare poi con Paolo Pietrangeli (I giorni cantati), fino a Radiofreccia di Luciano Ligabue, in cui interpreta il barista del paese in cui è ambientato il film. In anni più recenti, è apparso in tre film di Leonardo Pieraccioni: Ti amo in tutte le lingue del mondo (2005), Una moglie bellissima (2007) e Io & Marilyn (2009)

Insomma, una carriera intensa, caratterizzata da un forte estro, declinato attraverso la musica, la letteratura, il cinema, e qualche apparizione in televisione. Un personaggio, Guccini, sicuramente capace di spaziare tra tutti i temi e i generi, lasciandoci brani indimenticabili e letture piacevoli, in attesa, chissà, del prossimo regalo.