Il 5 giugno 2026 è una data importante per la scena rock e metal internazionale: è uscito infatti Evanescence Sanctuary, il sesto attesissimo album in studio della band americana.
Uscito sotto etichetta BMG e Columbia, questo nuovo capitolo discografico dimostra in modo inequivocabile come la band statunitense guidata dalla carismatica Amy Lee non abbia alcuna intenzione di adagiarsi sugli allori del passato o di trasformarsi in un semplice gruppo nostalgico.
Al contrario, Sanctuary rappresenta un’evoluzione sonora coraggiosa e un manifesto di resilienza, capace di fondere l’oscurità tipica del gruppo con sonorità molto moderne. Prima di addentrarci nei meandri di questo affascinante lavoro discografico e di scoprire le esclusive edizioni fisiche che vi attendono sul sito di Discoteca Laziale, è fondamentale ripercorrere le tappe che hanno portato questa formazione a diventare una vera e propria icona intergenerazionale.
Cosa vedremo in questo articolo
Le origini degli Evanescence
La storia degli Evanescence affonda le sue radici molto prima dei trionfi planetari, precisamente nel 1995 a Little Rock, in Arkansas. La scintilla creativa scoccò durante un campo giovanile, quando il chitarrista Ben Moody rimase folgorato nell’ascoltare una giovanissima Amy Lee suonare al pianoforte e cantare un brano di Meat Loaf. Quell’incontro fortuito diede vita a un sodalizio artistico che, dopo aver sperimentato vari nomi, scelse “Evanescence” per evocare un senso di mistero e dissolvenza. I primi anni furono caratterizzati da una profonda gavetta, con la pubblicazione di EP indipendenti e l’inclusione di David Hodges, che portarono alla realizzazione del lavoro embrionale Origin nel 2000.
La vera svolta, tuttavia, arrivò con la firma per la Wind-up Records e la monumentale uscita di Fallen nel 2003. Trainato da singoli immortali come “Bring Me To Life” e “My Immortal”, sapientemente inseriti nella colonna sonora del film Daredevil, l’album fu un successo travolgente. Gli Evanescence riuscirono nell’ardua impresa di sdoganare il gothic metal e il nu-metal presso il grande pubblico, vendendo oltre diciassette milioni di copie e conquistando due Grammy Award. Il loro stile, da Amy Lee stessa definito come un rock epico, drammatico e oscuro, univa riff potenti a orchestrazioni sinfoniche e melodie vocali struggenti.
Nonostante l’abbandono di Ben Moody nel bel mezzo del tour europeo del 2003, Amy Lee prese saldamente in mano le redini del progetto. Affiancata da Terry Balsamo, la band pubblicò The Open Door nel 2006, un lavoro più intimo e sperimentale, seguito poi dall’album omonimo Evanescence nel 2011, dall’ambizioso progetto orchestrale ed elettronico Synthesis nel 2017 e dal viscerale The Bitter Truth nel 2021. In ogni capitolo, la band ha lottato contro le pressioni dell’industria discografica, mantenendo sempre un’integrità artistica invidiabile e arrivando oggi, nel 2026, con una formazione rinnovata e una fame creativa impressionante.
La genesi di un rifugio sonoro: il concept di Sanctuary
A più di tre anni di distanza dal loro ultimo lavoro in studio, Sanctuary si impone come una risposta diretta alle turbolenze del mondo contemporaneo. Il titolo dell’album trae ispirazione da una riflessione spontanea condivisa da Amy Lee sul palco durante un concerto in Australia nel 2015, quando dichiarò al pubblico che la musica rappresenta un santuario, un luogo sicuro dove trovare conforto e profonda connessione umana.
Oggi, quell’idea assume un significato ancora più urgente. Concepito durante il complesso clima politico delle elezioni presidenziali statunitensi, l’album incanala una tangibile frustrazione sociale e una rabbia viscerale contro i soprusi e le violazioni dei diritti umani. Amy Lee ha sottolineato come l’obiettivo non fosse realizzare un disco politicamente schierato in senso stretto, quanto piuttosto rispondere a un momento storico opprimente senza nascondere la testa sotto la sabbia. Questa tensione si traduce in testi introspettivi che esplorano la necessità di mantenere il controllo emotivo, di combattere l’oscurità e di trovare la forza di reagire quando ci si sente con le spalle al muro.
Un’evoluzione verso il Modern Metal e l’elettronica
Dal punto di vista prettamente musicale, Sanctuary rappresenta uno degli scostamenti sonori più interessanti e audaci nella carriera degli Evanescence. Se gli ascoltatori si aspettano di ritrovare il muro di archi, i cori operistici e l’imponenza gotico-sinfonica di The Open Door, si troveranno di fronte a un’opera completamente diversa. Questo nuovo disco è decisamente più duro e orientato verso l’elettronica. Per comprendere questa metamorfosi bisogna guardare alla cabina di regia: la produzione è stata affidata a un team composito che include Nick Raskulinecz, già collaboratore della band per il sound più puramente hard rock, affiancato da Jordan Fish (ex mente elettronica dei Bring Me The Horizon) e Zakk Cervini.
Il risultato è un’ibridazione affascinante tra il rock gotico tradizionale della band e il modern metalcore. Le chitarre sono spesse e ribassate, ma spesso lasciano spazio a pattern di sintetizzatori industriali e a programmazioni elettroniche taglienti. Il sound dell’album è facilmente accostabile alle sonorità di band contemporanee come Spiritbox, Poppy e le ultime derive dei Lacuna Coil. A dare ulteriore linfa vitale a questa formula interviene Emma Anzai, la nuova bassista proveniente dai Sick Puppies, che per la prima volta registra in studio con gli Evanescence. Il suo tocco conferisce alla sezione ritmica un groove e una profondità che, uniti alla batteria granitica di Will Hunt, creano un tappeto sonoro di rara potenza.
Anche l’approccio vocale di Amy Lee ha subito una maturazione affascinante. Piuttosto che fare costante affidamento sui suoi angelici registri altissimi, la cantante esplora toni più bassi, graffianti e grintosi, conferendo ai brani una potenza più terrena e minacciosa. È una performance che denota grande consapevolezza dei propri mezzi, dimostrando come la sua vocalità sappia evolversi e fondersi perfettamente con le nuove sonorità del disco, esaltandone l’impatto senza mai snaturarsi.
Un viaggio traccia per traccia tra aggressività e melodia
L’ascolto dei dodici brani che compongono Sanctuary è un’esperienza intensa. Il disco si apre con “Beautiful Lie”, un brano pesante, levigato e moderno che stabilisce immediatamente le nuove coordinate sonore della band, sfiorando territori esplorati dal metal alternativo odierno. Segue “Tell Me When You’ve Had Enough”, che funge da ponte perfetto tra passato e presente grazie al ritorno di tastiere dalle tinte marcatamente gotiche e a un giro di basso ipnotico.
Il primo vero tuffo nell’elettronica più cupa avviene con “Rapture”, una ballad atmosferica sorretta da un low-end massiccio che evidenzia il lavoro minuzioso di Jordan Fish. La vena rock più diretta esplode invece in “Who Will You Follow”, secondo singolo estratto ad aprile 2026, che parte in modo ingannevolmente dolce per poi deflagrare in un breakdown pesantissimo sostenuto da un riff di pianoforte inquietante. Troviamo poi “Afterlife”, brano già conosciuto dal grande pubblico per il suo inserimento nella colonna sonora della serie animata Devil May Cry, caratterizzato da un’incedere che ammicca al nu-metal delle origini ma rielaborato con una lente futuristica.
La title track “Sanctuary” è senza dubbio uno degli apici creativi dell’album. Con le sue atmosfere quasi post-apocalittiche e i riff in stile metalcore, offre una delle performance vocali più complesse e sfaccettate dell’intero lavoro.
Certo, la natura multi-produttore del disco porta a qualche piccola frammentazione nel ritmo d’ascolto, specialmente quando si passa bruscamente dall’aggressività di “Calm Down” alle ballad pianistiche come “How Do I Heal” e “Forever Without You”. Tuttavia, proprio in questi brani lenti Amy Lee ricorda a tutti perché è considerata una delle voci più belle del panorama rock mondiale, tenendo note lunghissime con un’intensità emotiva disarmante. La chiusura è affidata a “Wide Open Heart”, un maestoso crescendo che unisce l’anima symphonic metal degli albori a un finale esplosivo e liberatorio.
L’unica data italiana a Bologna e le Esclusive in Vinile per Discoteca Laziale
L’estetica del progetto riflette perfettamente il contenuto musicale. L’artwork di copertina sfoggia un intenso colore rosso scuro con un ritratto di Amy Lee. Se riuscite ad aspettare i primi giorni di settembre, inoltre, sul sito di Discoteca Laziale saranno disponibili, in tiratura limitata e in esclusiva, due versioni in doppio LP di questo imperdibile sesto album in studio.
Potrete scegliere tra la suggestiva edizione Sanctuary (LP Standard Clear Smoke Esclusiva Discoteca Laziale), caratterizzata da un effetto fumo che richiama le atmosfere nebbiose e oscure del disco, e la misteriosa edizione Sanctuary (LP New Twilight Esclusiva Discoteca Laziale), pensata per esaltare i toni crepuscolari della nuova estetica della band. Entrambe le versioni esclusive sono già disponibili in pre-order sul nostro sito.
Ma le notizie per i fan non sono finite. Infatti, gli Evanescence saranno in Italia con il loro tour il 28 settembre 2026 all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (Bologna), qui i biglietti. Si tratterà dell’unica data italiana del loro tour europeo e, per rendere l’occasione ancora più speciale, la band sarà accompagnata da ospiti d’eccezione come Poppy e le Nova Twins.
Sanctuary non è un salto nel buio, ma un’esplorazione coraggiosa di territori musicali inesplorati da parte di una band che ha fatto la storia. È un album duro, malinconico e vitale, perfetto per essere ascoltato con la calda fedeltà del vinile per arrivare preparati e carichi sotto il palco di Bologna. Preparatevi ad accogliere questo nuovo capolavoro oscuro nella vostra collezione: l’attesa di settembre sarà ampiamente ripagata.

