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Sananda Maitreya e The Pegasus Project: un viaggio nel mito alla scoperta di noi stessi

di Redazione
 
The Pegasus Project

Oggi andiamo a parlare di un artista molto molto particolare: Sananda Maitreya, che torna con il suo lavoro The Pegasus Project: Pegasus & The Swan.

Forse molti di voi lo ricorderanno con un altro nome: era la fine degli anni Ottanta, e Sananda cantava con il suo vero nome: Terence Trent D’Arby. Anche se, per essere corretti, anche questo non corrispondeva a quanto scritto all’anagrafe. Infatti, il nome completo è Terence Trent Howard: il cognome era quello della madre. Mentre quello del padre viene usato artisticamente, aggiungendo però l’apostrofo tra la D e la A di Darby. Da qui il suo pseudonimo: Terence Trent D’Arby. Tutto chiaro?

Ma già da qualche decennio questo poliedrico artista viene conosciuto con il nome di Sananda Maitreya. Come mai? Un po’ di pazienza e ci arriviamo. Facciamo qualche passo indietro e vediamo come comincia la carriera di questo cantante che, oltre a un caratteristico timbro vocale (a volte sembra di sentire Sam Cooke), possiede una grande capacità a livello sia di arrangiamento, sia da strumentista, sia da produttore.

La carriera come Terence Trent D’Arby

Nato a Manhattan, diplomato in Florida, abbandonata l’università, Sananda inizia la sua carriera dopo un’esperienza non felicissima nell’esercito americano, in cui si era arruolato. Viene infatti espulso per diserzione. Non sappiamo certo come sarebbe stato come soldato, ma di sicuro il panorama musicale ne ha guadagnato. Dopo qualche collaborazione con altri artisti, arriva il suo momento: l’album d’esordio, Introducing the Hardline According to Terence Trent D’Arby, esce nel 1987. Ed è un boom! In soli tre giorni vende un milione di copie, che alla fine supereranno i 14 milioni totali. Qualcuno ricorda sicuramente singoli come If You Let Me Stay, Wishing Well, Sign Your Name. Un successo enorme e anche, diciamolo, inaspettato. Terence vince anche un Grammy. Poi inizia un percorso più sperimentale, con bei dischi e singoli fortunati, come Frankie and Johnnie, che diventa la colonna sonora del film, con lo stesso titolo della canzone, con due mostri sacri come Michelle Pfeiffer e Al Pacino. Non male insomma. Del resto, il rapporto con il mondo dello spettacolo, cinema e televisione per capirci, lo ha accompagnato per tutta la vita, a partire da quando, giovanissimo, partecipa al film tedesco Schulmädchen ’84, diretto da Nikolai Müllerschön. Ottenuto il successo, nel 1992 viene chiamato in una serie tv Heimat 2 – Cronaca di una giovinezza. Qualche anno dopo, nel 1999, recita nel film Clubland e poi in Shake, Rattle and Roll. Qualcuno forse se lo ricorda anche alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Sidney del 2000, quando era stato chiamato dal gruppo australiano degli INXS per sostituire Michael Hutchence, scomparso prematuramente.

Con il nuovo millennio siamo a una svolta nella carriera e soprattutto nella vita di Terence.

Abbandona la Columbia, passa alla Java Records, per poi lasciare anche questa casa discografica. Alla fine, decide di creare una sua etichetta indipendente, la Treehouse Publishing. Ma soprattutto cambia nome in Sananda Maitreya. Ma perché?

La svolta nella vita e il cambio di nome: nasce Sananda Maitreya

Come ha raccontato in più di un’occasione l’artista, già da metà degli anni Novanta una serie di sogni “premonitori” lo invitano a cambiare vita e a dedicarsi alla cura e protezione dell’integrità della propria arte. Così, a partire dal 1995 decide di cambiare il nome in Sananda Maitreya. Cambiare non solo in senso artistico: il fu Terence Trent D’Arby, infatti, ha modificato il nome legalmente il 4 ottobre 2001. E quel vecchio nome, con il quale aveva raggiunto il successo, in realtà stava diventando una catena, che lo imbrigliava in una vita, e in un personaggio, in cui non si riconosceva più.

In conferenza stampa l’artista ha raccontato di come si sentisse costretto in un personaggio, in un tipo di musica, in una stessa formula che veniva imposta dall’etichetta discografica. Anche il grande Prince, al momento dell’esplosione del suo successo, lo aveva avvertito: “Non ti invidio perché sei diventato un fenomeno all’improvviso senza passare da determinati step di crescita. Avendoti conosciuto all’inizio non sanno come il tuo percorso artistico evolverà, non sanno come crescerai'”. Parole che hanno fatto breccia in Sananda.

Insomma, era necessario separarsi dal suo passato, con il quale il rapporto era contraddittorio: successo e fama, ma anche traumi e momenti di grande amarezza. Il taglio è stato netto. Se oggi entrate in un negozio di dischi, o cercate su internet qualcosa di Terence Trent D’Arby, sarà molto difficile trovarlo, perché tutta la sua discografia è stata rinominata con il nuovo nome di Sananda Maitreya, anche le ripubblicazioni della Sony dei suoi vecchi successi.

Insomma, una nuova vita artistica, ma non solo. Sananda ha anche trovato l’amore e si è sposato, indovinate con chi? Con un’architetta italiana, Francesca Francone, da cui ha avuto due figli, Francesco Mingus e Federico Elvis (chi ama la musica ha colto i riferimenti musicali).

The Pegasus Project: Pegasus & The Swan

Ma ora che abbiamo fatto questo piccolo ripassino, andiamo a scoprire qual è il nuovo progetto, acquistabile sul nostro sito.

Partiamo dalle parole dell’autore, che ha raccontato durante la presentazione come questo suo ultimo lavoro sia parte di quel processo di “liberazione”, di “lasciare andare le cose”,  iniziato tanti anni fa. E questo è proprio lo scopo della musica: renderci liberi. Un grande insegnamento e una grande verità. Questo è l’obiettivo della musica, non arrivare in cima alle classifiche. Lo stesso Sananda ha espresso questa idea, dicendo che la sua unica preoccupazione quando inizia un nuovo progetto è che le persone lo capiscano e lo conoscano per quello che è. Quindi la sua musica deve essere un riflesso della sua identità, e non essere dettata e guidata dai paradigmi, a volte un po’ troppo commercializzanti, del music business.

Fatto tutto questo preambolo, possiamo capire forse meglio il titolo, molto intrigante, e l’attenzione per la mitologia, in questo caso greca e latina. The Pegasus Project: Pegasus & The Swan è il terzo lavoro basato sulla mitologia, dopo Prometheus & Pandora del 2017 e Pandora’s PlayHouse del 2021. I riferimenti mitologici sono evidenti e non sono casuali. Come ha detto proprio Sananda, i miti sono qualcosa che hanno in sé la forza dell’autenticità, che sono la base della nostra identità e che ci rappresentano attraverso archetipi psicologici. Quindi sono un modo anche per conoscere noi stessi.

Vediamo ora un po’ nel dettaglio cosa troviamo nell’album The Pegasus Project: Pegasus & The Swan. Inizialmente, essendo il tredicesimo progetto della carriera di Senanda, avrebbe dovuto contenere 13 brani. Diciamo che l’idea iniziale ha subito un piccolissimo cambiamento. Il disco presenta ben 41 canzoni, scritte, suonate, arrangiate da Sananda, che lo ha anche prodotto con la sua casa discografica.

È davvero un progetto ambizioso. Citiamo solo alcune delle collaborazioni più importanti: Andy Wright (Pet Shop Boys/Massive Attack), il produttore Gavin Goldberg, Jellybean Johnson (ex batterista di Prince), e poi due nomi italiani, Luisa Corna e l’attrice teatrale Beatrice Baldaccini, protagonista di diversi musical. Probabilmente le collaborazioni più suggestive sono quelle con il quartetto di archi dell’Archimia String Quartet e soprattutto con la Budapest Art Orchestra, 60 musicisti diretti dal maestro Diego Basso. Insomma, grandi artisti, e tanta, tanta musica.

Chi vuole ascoltare Senanda Maitreya dal vivo deve preparare però le valigie. Il tour infatti non prevede tappe italiane, ma si muoverà tra Olanda, Belgio , Serbia, Francia e Regno Unito. Aspettando una data anche qui da noi, non ci resta che volare a comprare The Pegasus Project: Pegasus & The Swan, acquistabile anche sul nostro sito.