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Aladdin Sane: e nacque il Duca Bianco

di Redazione
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La carriera di David Bowie, uno dei più grandi artisti rock di sempre, ha attraversato diversi periodi, caratterizzati da sperimentazioni, salti in avanti, innovazioni. Uno dei momenti di svolta è avvenuto verso la metà degli anni Settanta, con il suo quinto album in studio: Alladdin Sane. Uscito nel 1973, il disco rappresentò un momento fondamentale per l’evoluzione artistica di Bowie, un momento immortalato in una delle copertine più iconiche di tutti i tempi. Ma andiamo con calma.

Nell’articolo di oggi parleremo del disco Aladdin Sane, delle sue implicazioni per il futuro dell’artista britannico e, infine, ci soffermeremo sulla storia della sua copertina.

Aladdin Sane: un viaggio in America e…dentro sé stesso

L’album Aladdin Sane uscì nel 1973, prodotto dalla RCA Records. Il disco veniva dopo altri quattro lavori in studio, tra cui Space Oddity, The Man Who Sold the World e The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, quest’ultimo uscito solo l’anno precedente.

Bowie tornava in studio per dar vita a qualcosa di nuovo. L’idea era quella di produrre una sorta di diario di viaggio scritto da un viaggiatore europeo arrivato negli Stati Uniti, un Paese fortemente amato da Bowie, ma in cui ancora non aveva sfondato a livello artistico. Non è un caso che alcuni brani furono scritti proprio durante le tappe americane dello Ziggy Stardust Tour, e che l’album contenga delle composizioni elaborate proprio durante un viaggio (in treno e in bus) che Bowie effettuò durante i mesi invernali del 1972, e poi messe su carta e in musica successivamente. Andando a scovare le tracce, in molte possiamo trovare riferimenti alle città americane, alcune volte esplicite (Panic in Detroit), altre invece nel testo e a livello interpretativo: New York in Watch That Man, Phoenix e Seattle in Drive-In Saturday, Los Angeles in Cracked Actor, New Orleans in Time, e altre.

Ma Aladdin Sane non è solo questo. Il tema di fondo di una buona parte del disco riguarda infatti la sanità mentale (pensiamo all’inglese “insane”), e ancora più nel particolare l’apprendere come far fronte alle difficoltà della vita. Insomma, l’album non è solo un “diario americano”, ma un percorso di introspezione, alla scoperta dei modi per affrontare il proprio stato psicologico.

All’uscita, Aladdin Sane vendette più di quattro milioni e mezzo di copie in tutto il mondo. Un successo commerciale enorme, che lanciò Bowie al primo posto della classifica del Regno Unito, e lo fece entrare tra i primi venti negli Stati Uniti

Alla ricerca di un rock più “vero”

Aladdin Sane rappresentò un momento di passaggio per la carriera di Bowie. Rispetto ai lavori precedenti, sono evidenti alcuni cambiamenti soprattutto a livello delle sonorità, che mostrano delle influenze extra-europee. Molti brani sono infatti influenzati da altri tipi di culture musicali, da quella latina al rhythm and blues, fino alle tendenze avanguardiste di certa musica jazz. Insomma, Bowie abbandonò la strada intrapresa fino a quel momento, quella del periodo glam incarnato dal suo alter ego Zyggy, per lanciarsi in una nuova avventura, fatta di nuove sfide e sperimentazioni.

In generale, è chiaro come Bowie risentì molto del suo “amore” per gli Stati Uniti, o, meglio, della sua idea di Stati Uniti. Tutto l’album è pervaso da un’anima decisamente rock ‘n’ roll, sulla quale Bowie innesta la sua capacità di descrizione e di narrazione. Racconti futuristici si alternano ad altri più sognanti, quasi al limite della malinconia verso gli anni Cinquanta, quelli dell’appena nato rock ‘n’ roll e dei film di Hollywood. Quello che Bowie crea con Aladdin Sane è un affresco, composto di immagini di vite borderline e violente, di storie di tossicodipendenza, in cui i temi affrontati vanno dalla religione e dalla spiritualità perduta fino alla scienza e alla fantascienza.

In generale, l’album risulta più “grezzo”, passateci il termine, rispetto ai precedenti lavori, rispetto al rock ‘n’ roll quasi raffinato, comunque più “ricercato” di Ziggy. L’idea era di cercare di riprodurre una musica con sonorità più ruvide, più vicine a quelle di un’altra band inglese che aveva prima adorato e poi conquistato l’America, i Rolling Stones, di cui in qualche modo si sente la presenza nel disco.

La copertina di Aladdin Sane: addio Ziggy, è l’ora del Duca Bianco

Aladdin Sane non è probabilmente il miglior disco di Bowie, ma sicuramente è quello la cui copertina è rimasta impressa per sempre nella storia della musica. Del resto, per la sua realizzazione non si badò a spese, risultando alla fine la copertina più costosa di sempre, fino a quel momento.

Forse non tutti conoscono l’album, ma l’immagine è nota a qualsiasi appassionato di musica: Bowie a torso nudo, ritratto dal petto in su, con i capelli di un color fiamma, che incorniciano il suo volto, diviso in due da una saetta rossa e blu, creata da Pierre Laroche. La sua espressione quasi depressa è accentuata dalla presenza di una lacrima (aggiunta con l’aerografo dall’artista Philip Castle) che cola dalla clavicola. Della realizzazione della copertina si occupò il grande fotografo Brian Duffy: la sua idea era quella di cogliere lo scisma che stava vivendo Bowie, dal punto di vista sia artistico che personale. Nasce così l’idea della saetta che tagliava in due il volto dell’artista, ma anche la scelta di uno scatto, tra i tanti effettuati, che riuscisse a cogliere anche un senso di contemplazione e di profonda riflessione, quasi in contrasto con la forza e l’energia rappresentate dal fulmine. Così, invece di foto di profilo, che valorizzavano il fulmine ma non riuscivano a soddisfare il fotografo, si optò per quella frontale, con Bowie che tiene lo sguardo basso. Philip Castle, oltre la lacrima, aggiunse un effetto argentato sulla pelle di Bowie, donando quasi un tocco futuristico all’immagine e ad Aladdin Sane. La copertina fu riprodotta con un insolito sistema a sette colori, tanto inedito che ci si dovette rivolgere a una tipografia svizzera.

La copertina colpì subito l’immaginario, e quella saetta rappresentò in qualche maniera anche la divisione della carriera di Bowie, che “uccise” Ziggy per dar vita al suo nuovo alter ego: The Thin White Duke, il Duca Bianco.