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Intelligenza artificiale nella musica nel 2026: Spotify, diritti e artisti

di Redazione
 
Disco in vinile i cui solchi si trasformano in un’onda luminosa di connessioni digitali

Il 20 ottobre 2026 Spotify ha aggiornato le proprie misure contro lo spam musicale. Negli stessi giorni, i musicisti dell’AFM hanno portato al centro del dibattito consenso, crediti e compensi per l’uso dell’AI. Sono due aspetti dello stesso cambiamento: capire come tutelare il lavoro degli artisti mentre si diffondono nuovi strumenti di produzione musicale.

Intelligenza artificiale nella musica: generazione, voci e restauro

Parlare di AI nella musica significa riunire strumenti diversi. I sistemi generativi producono nuovi contenuti a partire dai dati su cui sono stati addestrati; altri strumenti imitano una voce. Nel restauro, invece, l’obiettivo può essere separare e recuperare suoni già registrati. “Now and Then” dei Beatles appartiene a quest’ultimo caso: la voce è quella originale di John Lennon.

Un esempio di imitazione vocale risale al febbraio 2023, quando il produttore e DJ David Guetta ha suonato dal vivo un brano che riproduceva lo stile e il timbro di Eminem. L’esperimento ha contribuito al dibattito su etica, diritto d’autore e autenticità artistica.

La grande pulizia di Spotify e la piaga dello “spam musicale”

Uno dei principali campi di battaglia è lo streaming. Nel suo aggiornamento del 20 ottobre 2026, Spotify distingue due interventi: la rimozione dalla piattaforma di oltre 75 milioni di tracce spam, per violazioni gravi o ripetute delle regole, e l’esclusione dai suggerimenti di oltre 50 milioni di tracce definite “slop and spam” nel corso del 2026. Il primo dato era già stato annunciato nel settembre 2025.

Rimuovere un brano significa eliminarlo dal servizio; escluderlo dai suggerimenti significa invece non proporlo attraverso le raccomandazioni automatiche. Spotify parla di contenuti spam, senza affermare che siano tutti brani interamente generati dall’intelligenza artificiale.

Il problema riguarda contenuti caricati in massa o con pratiche ingannevoli, che possono sottrarre visibilità agli artisti. L’uso dell’AI, da solo, non rende una traccia spam. Per contrastare questi comportamenti, Spotify ha introdotto filtri che combinano più segnali, tra cui i metadati, cioè le informazioni associate ai brani, le modalità di caricamento e le reazioni degli ascoltatori. Parallelamente, l’azienda ha assegnato badge di verifica a oltre 300.000 artisti: secondo Spotify, questi rappresentano oltre il 99% di ciò che gli ascoltatori cercano sulla piattaforma.

È una misura riferita alle ricerche degli utenti, non alla quota di ascolti. Il badge conferma l’identità dell’artista; anche un musicista verificato può utilizzare l’AI nel proprio lavoro.

Il diritto d’autore e la battaglia dei sindacati

La questione legale rimane aperta. L’addestramento di servizi di generazione musicale come Suno e Udio su registrazioni protette da copyright ha dato origine a contenziosi con le etichette discografiche. Il quadro è però cambiato: nel 2025 Universal Music Group ha annunciato un accordo con Udio e Warner Music Group ha annunciato accordi con Udio e Suno, che prevedono l’uso di registrazioni musicali su licenza. Qui si inserisce la protesta dell’American Federation of Musicians (AFM), che dichiara di rappresentare circa 70.000 musicisti professionisti negli Stati Uniti e in Canada e ha lanciato la campagna Human Made Human Paid.

Gli accordi riguardano le licenze per utilizzare le registrazioni delle etichette. Il sindacato contesta però il mancato riconoscimento di compensi ai musicisti che vi hanno suonato: per questo chiede che il loro lavoro sia tutelato da impegni contrattuali precisi.

Sotto la guida del presidente Tino Gagliardi, l’AFM tratta con Universal Music Group, Sony Music, Warner Music Group e Hollywood Records per ottenere nuove garanzie. Chiede che i musicisti possano dare o negare il consenso all’uso del proprio lavoro per addestrare i sistemi di AI. Se acconsentono, devono essere indicati nei crediti e ricevere un compenso equo. Per Gagliardi, gli accordi con le aziende tecnologiche devono prevedere un compenso anche per chi ha contribuito a realizzare i brani e gli album, compresi i turnisti, cioè i musicisti ingaggiati per le sessioni di registrazione.

I cloni virali e la furia degli artisti reali

L’AI viene sfruttata anche per imitare le voci delle superstar, generando fenomeni virali e controversie. Uno dei casi più discussi risale al 2023, quando un produttore noto con lo pseudonimo di Ghostwriter ha pubblicato “Heart on My Sleeve”. Il brano simulava un duetto tra Drake e The Weeknd, senza la loro partecipazione. Nell’aprile 2023, prima della rimozione dai principali servizi di streaming e dopo le proteste di Universal Music Group, aveva superato 600.000 ascolti su Spotify; i video pubblicati dall’account dell’autore su TikTok avevano raccolto oltre 15 milioni di visualizzazioni.

Si aprì anche un dibattito sulla candidatura ai Grammy Awards: nel settembre 2023 il presidente della Recording Academy, Harvey Mason Jr., chiarì che il brano non era ammissibile.

Non tutti gli artisti hanno reagito con il silenzio o con le sole vie legali. Nel 2023 il progetto FlowGPT ha pubblicato “NostalgIA”, imitando anche il timbro vocale del cantante portoricano Bad Bunny. Attraverso il suo canale WhatsApp ufficiale, Bad Bunny ha attaccato duramente il brano e invitato chi lo apprezzava a smettere di seguirlo. Diversa è stata la reazione del cantautore australiano Nick Cave.

Nel gennaio 2023, quando un fan gli ha inviato un testo scritto da ChatGPT nello stile dei suoi brani, Cave lo ha criticato nella newsletter The Red Hand Files, definendolo, in traduzione, “una grottesca presa in giro” dell’essere umano. Per Cave, una canzone trae il proprio valore dall’esperienza, dalla fragilità e dal dolore di chi la scrive: è questo legame con la vita dell’autore che sente mancare nel testo generato da ChatGPT.

Quando l’algoritmo firma il contratto discografico: le collaborazioni ufficiali

Nonostante le resistenze, l’industria discografica non sta solo combattendo l’intelligenza artificiale, ma sta anche cercando di assimilarla, dando vita a collaborazioni ibride tra esseri umani e avatar digitali. In Italia, Orietta Berti ha collaborato con IAEM, presentata come un’artista virtuale creata con l’intelligenza artificiale, e con il creator e streamer Il Rosso. La canzone si intitola “QCPF (Quadri Cuori Picche Fiori)” ed è entrata in programmazione radiofonica il 29 maggio 2026.

A livello internazionale, Warner Music Central Europe ha firmato nel 2023 un contratto discografico con Noonoouri, un’influencer digitale creata dal designer tedesco Joerg Zuber. Il personaggio è stato disegnato da Zuber; l’AI interviene invece sulla voce, ottenuta trasformando una voce umana registrata. Il singolo di debutto “Dominoes”, pubblicato il 1° settembre 2023, vede la partecipazione del DJ e produttore Alle Farben. Il progetto è proseguito con altre collaborazioni, tra cui “Up All Nite” con la cantautrice Enisa, uscito nel giugno 2024.

Tuttavia, non tutti gli esperimenti delle major hanno avuto successo. Nel 2022 Capitol Records ha messo sotto contratto FN Meka, un rapper virtuale presentato inizialmente come un progetto legato all’AI. Anthony Martini, allora coinvolto nel progetto, ha poi precisato che testi e voci erano opera di persone reali. Al singolo “Florida Water” partecipavano il rapper statunitense Gunna e il gamer Clix. Il rapporto con Capitol è durato meno di due settimane: il 23 agosto 2022 l’etichetta ha annunciato l’interruzione della collaborazione e si è scusata pubblicamente, dopo le proteste che accusavano l’avatar di perpetuare stereotipi razziali offensivi e di banalizzare la cultura hip hop.

L’AI come strumento di restauro: il caso dei Beatles

Sarebbe ingiusto, tuttavia, demonizzare l’intelligenza artificiale nella sua totalità. Quando viene utilizzata come strumento tecnico al servizio dell’arte umana, può rendere possibili nuovi interventi di restauro. L’esempio dei Beatles coinvolge Paul McCartney e Ringo Starr. Il team WingNut Films di Peter Jackson ha sviluppato MAL, un software capace di separare le voci e gli strumenti presenti in una registrazione. Già utilizzato per la docuserie Get Back (2021), ha permesso di isolare la voce originale di John Lennon da una cassetta della fine degli anni Settanta.

Separando la voce dal pianoforte, McCartney, Starr e il produttore Giles Martin sono riusciti a completare “Now and Then”, pubblicato il 2 novembre 2023 e presentato come l’ultima canzone dei Fab Four. Il brano include anche parti di chitarra registrate da George Harrison nel 1995. In questo caso, la macchina ha recuperato una voce esistente, senza generare una nuova interpretazione di Lennon.

Il vinile come atto di resistenza culturale

In un’epoca in cui produrre musica con strumenti generativi è sempre più accessibile, il supporto fisico può assumere un’importanza che va oltre la semplice nostalgia. Acquistare un disco può rappresentare una dichiarazione di intenti, un atto di resistenza culturale: scegliere di dedicare tempo e attenzione al lavoro di un artista.

Entrare da Discoteca Laziale, o in qualunque altro negozio di dischi, prendersi il tempo di sfogliare i vinili tra gli scaffali, ammirare il design di una copertina e leggere le note di accompagnamento può aiutare a ricordarsi chi ha fatto cosa. Significa scoprire i nomi dei turnisti, dei tecnici del suono, dei produttori e degli studi di registrazione. Appoggiare la puntina sul solco di un disco è anche un modo per trasformare l’ascolto in un gesto consapevole e sostenere gli artisti attraverso l’acquisto delle loro pubblicazioni.

A fare la differenza è il tempo dedicato a un disco: ascoltarlo, conoscerne la storia e riconoscere il contributo di chi lo ha realizzato.