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Il passaggio dai Joy Division ai New Order: esistenzialismo fra Lynch e Sartre

di Redazione
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Il 4 Giugno 1976 a Manchester suonano al Lesser Free Trade Hall i Sex Pistols. Nel pubblico ci sono due ragazzi che registrarono l’esibizione: Bernard Sumner (chitarrista e tastierista) e Peter Hook (bassista). Quel giorno decisero insieme di formare gli Stiff Kittens, per poi rinominarsi Warsaw (band con nome dedicato a un brano di Low di David Bowie) quando nella band venne reclutato come cantante Ian Curtis. Inizialmente alla batteria dei Warsaw ci fu Terry Mason, successivamente diventato manager del gruppo. Dopo qualche sostituzione, nell’autunno del 1977 la band vide alla batteria Stephen Morris: sono ufficialmente nati i Joy Division

Unknown Pleasures: epilessia neurologica ed emotiva

Dopo essersi fatti notare nella scena underground britannica i Joy Division decisero di incidere il loro primo disco in studio, Unknown Pleasures. La copertina fu realizzata da Peter Saville, ma trovata da Bernard Sumner che nel suo libro Chapter and Verse dirà che l’immagine stessa è una rappresentazione grafica di una pulsar, quelle rappresentate sono le onde sonore di una stella morente.

L’immagine chiave della pulsar stessa, come una forza della natura opprimente e su cui l’individuo non può intervenire, viene tradotta in musica dal suono post-punk della band di Manchester. Unknown Pleasures viene infatti scritto dopo che Ian Curtis ha già avuto i primi episodi di epilessia che lo perseguiteranno per tutto il corso della sua vita. Le sonorità post-punk malinconiche, cupe e desolate si sposano con lo stile di scrittura pessimista, esistenzialista e intensamente depressiva.

Ian Curtis si deve scontrare già a 22 anni con le sue due più grandi battaglie: la relazione con Deborah Curtis (includendo l’infedeltà verso di lei) e l’epilessia. La sua salute mentale infatti peggiora, iniziando ad avere forti attacchi di epilessia e ed episodi depressivi. È questo il cocktail per il Disorder che ha sempre manifestato.

David Lynch e Ian Curtis: traumi, isolamento e alienazione

In The Elephant Man di David Lynch troviamo il protagonista John Merrick, affetto dalla sindrome di Proteo, che causa una crescita incontrollata di pelle e tessuti in varie parti del corpo. Per questo, è oggetto di scherno tanto da essere chiamato “uomo elefante”. In una delle scene finali, John Merrick viene tormentato alla stazione di Liverpool da dei bambini. Scappa da loro ma con difficoltà, sfogandosi dicendo: “Io non sono un elefante! Io non sono un animale, sono un essere umano! Un uomo… un uomo!” per poi esalare pochi e affannosi respiri prima di svenire nella stazione di Liverpool Street a Londra.

Nell’Inghilterra post-modernista ormai disillusa e reduce dall’inverno del malcontento, l’individuo si sente perso all’interno di una società ormai irrecuperabile, dove nessuna promessa provoca speranza e l’unico sentimento conosciuto da tutti è l’angoscia e l’alienazione. La stessa alienazione che colpiva John Merrick, giudicato anormale agli occhi degli altri, la prova il frontman dei Joy Division. Non è un’alienazione che nasce dal giudizio altrui, è una riflessione di chi crede e riconosce di sentirsi distaccato e non appartenente al resto della comunità, che viene sopraelevata a sé stesso. Testimonianza di ciò è la frase all’interno dei brani “Atmosphere” dove dice “People like you find it so easy” e in “Disorder” con “Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man”

Nel tormentato stato d’animo di Ian Curtis regna esclusivamente il terrore, la disperazione e il lamento di un uomo imperfetto come chiunque. Le sensazioni di cui parla in “Disorder” le sta perdendo a causa del suo disturbo depressivo, il controllo psico-motorio del suo corpo è compromesso dall’epilessia, come racconta lui stesso in “She’s lost control”. Non c’è consolazione, c’è un uomo che lotta nonostante tutto per affermarsi e per trovare salvezza. Questa, però, non arriva.

Il suicidio: Sartre e l’approccio esistenzialista alla morte

All’interno di Unknown Pleasures troviamo il brano “New Dawn Fades”, un brano straziante dove Ian riversa tutte le sue idee suicidarie, constatando che non ne può più. È perso. Nulla gli può più dare il figurativo potere capace di riprendersi la sua vita in mano. Come lui stesso dice: “Directionless, so plain to see… A loaded gun won’t set you free”

Neanche un gesto clamoroso di sfida contro il mondo riuscirebbe a colmare quel profondissimo vuoto. Ne è consapevole lui, come ne è consapevole Paolo Hilbert. Paolo è il protagonista de Erostrato, terzo dei cinque capitoli della raccolta Il Muro di Sartre. Non si considera un uomo, non vuole entrare nemmeno in contatto con l’umanità. È a malapena una persona, governata però da una misantropia e un senso di disgusto verso tutto ciò che lo circonda, persino sé stesso. Cerca disperatamente, però, di trovare un senso alla sua esistenza, provando a diventare immortale. Colma la sua impotenza di fronte al mondo con l’acquisto di una rivoltella, grazie alla quale progetta una strage. Dopo aver ucciso un uomo, scappa, intimorito e comunque inappagato. Si rifugia nel bagno di un caffè ed è pronto a spararsi. Quando la polizia sta per entrare ed arrestarlo, ha la pistola pronta.

Non sparerà. Aprirà la porta e si consegnerà. È così che Sartre affronta il tema dell’impossibilità dell’uomo di scappare da situazioni infelici nonostante il libero arbitrio . L’arma ha reso momentaneamente Hilbert libero, ma Ian Curtis sapeva che la sua arma, ovvero la musica, strumento di immortalità, non gli sarebbe bastata per sempre. Così il 18 maggio 1980, alla vigilia della tournée di Unknown Pleasures negli Stati Uniti, Ian Curtis si tolse la vita impiccandosi ad una rastrelliera nella sua stessa abitazione.

Si sciolgono dunque i Joy Division, continua a uscire però musica. Uscirà Closer, album postumo. Uscirà inoltre Love Will Tear Us Apart, incredibile confessione di sofferenza nella coppia con Deborah Woodruff, che prima della morte del marito aveva avviato le procedure per divorzio dopo aver scoperto il tradimento con la giornalista Annik Honoré.

Umanità e eredità: “Atmosphere” e “Ceremony”

Nel 1980 esce, prima della morte di Ian, “Atmosphere”. Il brano viene utilizzato da Anton Corbijn (regista e collaboratore storico dei Depeche Mode) nel suo film del 2007 Control, che racconta la vita di Ian Curtis. La scelta di “Atmosphere” ricade nella scena finale, quando Ian commette il suicidio e la moglie Deborah trova il suo corpo nella loro abitazione.

“Atmosphere” è la descrizione della sensazione di precarietà di Ian. Si guarda indietro, nota tutti i suoi errori e tentativi di cambiare la propria vita, il dolore che si è sempre portato addosso come la maschera di cui parla nel brano stesso. Le percussioni, tenebrose, inseguono il narratore che depone un’auto denuncia, accolta e quasi celebrata dalle tastiere di Bernard Sumner. Il tutto culmina dentro un ritornello dai suoni angelici, che accostato nuovamente all’instabilità e apatia del cantante di Manchester, rappresenta perfettamente l’instabilità emotiva di tutti. Quello in cui riescono infatti i Joy Division e poi i New Order è riconoscere la condivisione di diverse vulnerabilità da parte di ogni essere umano, riuscendo a rendere un suono autentico e intimo simbolo della condizione umana.

L’ultimo brano che i Joy Division hanno mai suonato dal vivo è un inedito. Il titolo di quest’ultimo è “Ceremony”, ed è la canzone più potente dei Joy Division/New Order. Questa è stata infatti pubblicata per la prima volta come canzone dei New Order, gruppo nato dalle ceneri dei Joy Division dopo la morte di Ian, ma scritta da lui prima di essersi tolto la vita.

È un brano crudo, pieno, diretto e incredibilmente umano. È la consapevolezza di un uomo e di tutto il suo percorso di vita, cosciente di ciò che sta per accadere. “Ceremony”, nonostante sia cronologicamente la canzone più vicina alla morte del frontman, è quella ideologicamente più lontana. È l’ennesimo tentativo di un uomo controverso di vivere nella maniera più autentica, umana e imperfetta possibile. “Ceremony” è un cambio di prospettiva, sia sonora che ideologica, dell’intero gruppo. Il brano è un’esortazione a vivere la vita, e riconoscere la morte, ovvero la cessazione di questa, come una cerimonia di riconoscimento e gratitudine verso ciò che l’individuo ha vissuto.           È un brano straziante, commovente, ma speranzoso. Speranzoso che ci sia qualcuno che possa portare ciò che in questo caso Ian ha lasciato e far sì che venga tramandato

New Order: Movement e Power, Corruption And Lies

Dopo la morte di Ian Curtis, nascono dalle ceneri dei Joy Division i New Order. Cambia l’organizzazione, Sumner diventa il cantante e i membri rimangono i soliti reclutando però la tastierista Gillian Gilbert nell’ottobre del 1980. Dopo aver pubblicato la nuova versione di “Ceremony”, tributo al loro amico, hanno la necessità di produrre nuova musica ricordando però l’influenza del passato.

Ciò che ne segue è Movement: è un suono vicino al loro caro post-punk ma che inizia ad essere influenzato dall’elettronica. È un album che nasce dall’esigenza di raccontare, creare arte in maniera pura e rifugiarsi dentro essa. I New Order parlano chiaro, le sonorità e i testi appaiono angoscianti e insicuri. Ma a differenziarlo c’è la prima traccia del disco: “Dreams Never End”. La scelta della band è quella di resistere. Continuare nonostante le incertezze e lo shock, immagazzinando tutte le esperienze traumatiche e dimostrando che l’eredità di Ian si può evolvere, rimanendo fedeli ad essa.

Il 2 maggio del 1983 i New Order cambiano definitivamente direzione: esce Power, Corruption & Lies. Le sonorità si discostano dal post-punk in un matrimonio perfetto fra Synth-Pop e New Wave, suono di cui saranno pilastri e risulteranno estremamente influenti. Nella copertina, sempre prodotta da Peter Saville (confermando il sodalizio artistico), troviamo un dipinto di fiori di Fantin-Lantour, accostato a un codice a barre cromatico, che grazie ad una ruota cromatica sul retro rivela il messaggio “FACT 75”, ovvero la 75esima release di Factory Records (come sappiamo grazie all’articolo di Rolling Stone)

La scelta di Pete Saville di contrapporre i fiori che suggeriscono come il potere, la corruzione e le menzogne si infiltrino nelle nostre vite poiché seducenti e il progresso tecnologico ed economico del post-modernismo capitalista incarna alla perfezione la narrazione dell’album. Troviamo canzoni che parlano di isolamento e ambiguità sociale come “Leave Me Alone”, la ciclicità della natura e l’imprevedibilità della vita in “The Village” ma anche l’incertezza e difficoltà nel definire gli eventi della vita in “Age Of Consent”

L’influenza Dance fino ad arrivare a Technique

Dopo il successo e l’acclamazione da parte della critica di Power, Corruption & Lies la band potrebbe benissimo continuare a vivere seguendo quelle sonorità. Eppure, per l’ennesima volta, cercano di reinventarsi.

Esce nel 1983 il singolo “Blue Monday”, un’ipnotica esplosione di drum machine, synth oscillanti e strofe che condannano violenze psicologiche subite da parti terze. La canzone, come verrà poi detto da Peter Hook stesso, è stata ideata mentre il gruppo era sotto l’effetto di LSD. Diventerà una canzone iconica nella scena disco, cambiando per sempre la direzione della musica, diventando inoltre il vinile da 12” più venduto di sempre.

Pubblicano poi rispettivamente nel 1985 e 1986 Low Life e Brotherhood, album che giocano sulle sonorità elettroniche del Synthpop e della New Wave, ma che si avvicinano anche all’Alternative Dance. Queste sonorità vengono poste quasi per ossimoro in corrispondenza a testi riflessivi, che spesso parlano di nostalgia e delusione per come sono andati certi episodi della vita. La volontà non è però quella di cambiare le cose, di promettere di essere persone migliori o di illudersi dietro a fantasie perfette. Bernard Sumner ha la lucidità di rimanere autentico, analizzare le situazioni ed essere diretto e schietto con sé stesso, scrivendo chiaramente anche ciò che non si vorrebbe sentir dire.

Nel 1987 esce Substance, l’album compilation che ha consacrato i New Order includendo alcune delle canzoni più belle del gruppo, tra cui: “Ceremony”, “Temptation”, “Blue Monday”, “Confusion”, “Thieves Like Us”, “Bizarre Love Triangle” etc.

Technique, ultimo album degli anni ’80 dei New Order, è l’ulteriore prova della grandezza di questo gruppo. Sono sempre capaci di trovare nuove ispirazioni e sonorità, non soffrendo mai della pressione di dover piacere, bensì realizzando musica puramente per passione e necessità espressiva. La potenza dei New Order sta proprio in questo, cambiare ma rimanere coscienti di ciò che è pregresso. Technique è infatti un album ricco di sonorità energetiche, ipnotiche, tipiche del suono Acid House a cui vanno incontro.

I New Order hanno completamente deviato la traiettoria della storia della musica, influenzando una quantità incredibile di artisti tutt’ora in attività e regalandoci sonorità e sensazioni differenti grazie alla loro straordinaria versatilità. L’eredità di queste due formazioni è oggi più viva che mai, celebrata attraverso uscite discografiche di assoluto pregio pensate per i fan e i collezionisti più esigenti.

Per immergersi nella cruda e viscerale esperienza dal vivo della band originaria, il 25 settembre 2026 uscirà Eternal, il maestoso cofanetto che chiude la linea delle Definitive Edition targate Warner. Non si tratta di un semplice greatest hits, ma dell’archivio dal vivo definitivo dei Joy Division: 14 CD contenenti 16 concerti integrali (dal marzo 1979 fino all’ultimo show di Birmingham, a due settimane dalla morte di Ian Curtis), accompagnati da un DVD con oltre due ore di filmati live. Attingendo da “official bootleg”, registrazioni da banco e trasmissioni radiofoniche, il box rigido da 12″ non cerca la fedeltà da studio, ma l’assoluta completezza storica. Impreziosito da un libro fotografico con gli scatti iconici di Anton Corbijn e Kevin Cummins e le note di Simon Armitage, Eternal è un vero e proprio pezzo da scaffale per chi vuole possedere la totalità della breve e folgorante vita sul palco della band.

Per quanto riguarda l’evoluzione elettronica e il sound degli anni successivi, sono invece in arrivo le ristampe definitive dei New Order: The Best Of & The Rest Of. Questa edizione deluxe limitata da 4 CD unisce le due storiche compilation degli anni ’90 in versione audio rimasterizzata, arricchendo i classici della band (da “True Faith” a “Blue Monday-95”) con ben due dischi aggiuntivi di tracce rare uscite solo su vinile e remix inediti. Per gli amanti dell’analogico puro, gli album saranno disponibili anche separatamente in vinile, con un taglio lacca di altissimo livello eseguito direttamente nei celebri studi di Abbey Road. Degna di nota è la versione in formato triplo LP di The Rest Of New Order, che per la prima volta in assoluto raccoglie tutte le dodici tracce originariamente contenute solo nella controparte in CD.