Heroes, un capolavoro firmato Bowie

di Redazione
 
david bowie heroes copertina

Il 14 ottobre 1977 usciva Heroes, dodicesimo album in studio di David Bowie, il secondo della cosiddetta “trilogia berlinese”, insieme al precedente Low e al successivo Lodger.

Il Duca Bianco si era trasferito nell’attuale capitale tedesca, al tempo enclave della Germania Ovest nella DDR, insieme al suo amico Iggy Pop. L’album sarà notevolmente influenzato dalla cultura musicale di Berlino, e diventerà immediatamente un classico.

Heroes, Berlino e un sound inconfondibile

Nonostante si parli di trilogia berlineseHeroes è l’unico album registrato a Berlino, negli Hansa Studios, sorti in una vecchia sala da ballo dell’epoca della Repubblica di Weimar, quando era luogo di incontro e svago dei nazisti. Lo studio di registrazione si trovava vicinissimo al Muro.

L’influenza di Berlino è notevole ed evidente, soprattutto per quel che riguarda la diffusione della musica elettronica, ma anche per il multiculturalismo della città, che si riflette in brani con note mediorientali e uso di strumenti propri di altre scuole musicali (ad esempio, in Moss Garden lo stesso Bowie suonò un koto giapponese).

Anche la copertina, se vogliamo, è frutto di questa contaminazione. Si tratta infatti di una foto del cantante scattata dal fotografo giapponese Masayoshi Sukita, ispirata dalle opere del tedesco Erich Henckel, in particolare Roquairol.

Ma a livello di influenze, la principale protagonista è sicuramente la cultura tedesca dell’epoca. Durante la sua esperienza berlinese, Bowie fu fortemente influenzato dalla kosmische musik, diffusa in Germania negli anni ’70. Il titolo del disco si riferisce a Hero, traccia dell’album Neu! ’75 dei Neu!

Dopo Low, che presentava atmosfere più cupe e malinconiche, Heroes fu considerato come una espressione di positività. Non bisogna però mai dimenticare che l’album è figlio della Guerra fredda e dei suoi scenari, di un mondo diviso, ideologicamente e fisicamente. Una divisione simboleggiata dal Muro di Berlino, che fa da sfondo a tutto il disco.

L’album è considerato una vera e propria perla del Duca Bianco (il migliore insieme a Ziggy Stardust), caratterizzato da un sound ricercato, avveniristico ma allo stesso tempo quasi sfuggente, dato anche dal riverbero naturale della sala di registrazione. Al resto pensarono musicisti del calibro di Brian Eno e Robert Fripp dei King Crimson.

Il successo immediato

Heroes fu lanciato dalla RCA con uno slogan eloquente: «There’s Old Wave, there’s New Wave, and there’s David Bowie», proprio per evidenziare la singolarità del Duca Bianco nella scena musicale del periodo.

L’album ricevette subito un enorme successo, posizionandosi al terzo posto in Gran Bretagna per quasi sei mesi. Anche nell’Europa continentale fu apprezzato da subito, con versioni della title track in francese e in tedesco. In Italia raggiunse l’undicesimo posto in classifica. La rivista New Musical Express lo nominò disco dell’anno.

L’album contiene dieci tracce: nel lato A Beauty and the Beast, Joe the LionHeroesSons of the Silent AgeBlackout; nel lato B sono presenti V-2 SchneiderSense of DoubtMoss GardenNeukölnThe Secret Life of Arabia.

Ma quella che ha riscosso negli anni maggior successo è stata sicuramente la title track.

La title track

Heroes è sicuramente il brano più famoso di tutto il disco.

Usato come colonna sonora di film e serie tv, nelle pubblicità, riprodotto in innumerevoli cover, Heroes è ormai un brano entrato nella nostra quotidianità, e forse è quello più conosciuto e cantato del Duca Bianco.

Se Berlino è stata la “musa ispiratrice” dell’intero album, in Heroes la sua influenza deflagra completamente.

Il testo racconta infatti l’incontro di due amanti all’ombra del Muro, che ne ostacola l’amore. Il produttore Tony Visconti ha raccontato che a ispirare Bowie fu la scena di lui e della sua fidanzata tedesca Antonia Maas, colti mentre si baciavano appoggiati al Muro, in un atto allo stesso tempo di tenerezza e di trasgressione e inosservanza delle proibizioni.

Scritto dopo un momento di difficoltà, Heroes è il disperato tentativo di un uomo di convincere la sua compagna a non lasciarlo, a non abbandonarlo per ricercare strade più facili, perché un giorno «io sarò re, e tu sarai regina», nonostante il mondo intorno stia cadendo a pezzi.

Il testo è sorretto da una superba prova vocale di Bowie e dal suono quasi etereo della Les Paul di Fripp, che utilizzò per il brano essenzialmente i feedback della sua chitarra sull’amplificatore Marshall che si era portato dagli Stati Uniti.

Se oggi Heroes è una canzone cantata da tutte le generazioni in ogni parte del mondo, lo dobbiamo sicuramente alla grande interpretazione di Bowie e alla capacità dei musicisti di trovare il giusto sound al testo. Ma forse anche a quello che ci trasmette, perché in fondo parla di una speranza che abbiamo tutti: «potremmo essere eroi, anche solo per un giorno».