La Bulgaria si è presa per la prima volta nella sua storia la vittoria dell’Eurovision Song Contest grazie alla sua cantante Dara che ha trionfato con il brano Bangaranga; un successo storico per i bulgari che non erano mai andati oltre un secondo posto nel 2017 e dopo una serie di partecipazioni discontinue alla manifestazione canora europea.
La 70° edizione dell’Eurovision si è tenuta in Austria, presso la Wiener Stadthalle a Vienna, dal 12 al 16 maggio, e ha visto la partecipazione di 35 paesi europei. Non tutti, dal momento che questa edizione è stata contrassegnata da molte polemiche e da diversi ritiri dovuti alla presenza di Israele, fattore che ha creato divisioni e forti proteste da diverse nazioni. Tra queste, hanno deciso di boicottare l’appuntamento la Spagna (una delle cosiddette big five), Islanda, Paesi Bassi, Slovenia e Irlanda.
Proprio Israele è stata la nazione che ha conteso fino all’ultimo la vittoria finale alla Bulgaria classificandosi al secondo posto. Da registrare il quinto posto fatto registrare da Sal Da Vinci con la sua Per sempre sì che aveva trionfato all’ultimo Festival di Sanremo.
La prima volta della Bulgaria all’Eurovision
Dara, cantante molto popolare in patria, ha conquistato il pubblico europeo con il brano Bangaranga, un pezzo dance-pop contaminato da elementi folklorici che ha saputo convincere sia le giurie sia il televoto.
La vittoria di Dara rappresenta molto più di un semplice successo musicale. La Bulgaria, infatti, tornava all’Eurovision dopo anni di difficoltà economiche e di partecipazioni discontinue. Per il Paese balcanico si tratta del primo trionfo nella storia della competizione, dopo il secondo posto ottenuto nel 2017. La cantante bulgara, 27 anni, ha costruito la sua performance attorno a un immaginario visivo ispirato ai rituali tradizionali dei kukeri, figure folkloristiche simbolo di rinascita e protezione. Un mix di identità nazionale e linguaggio pop internazionale che ha incarnato perfettamente la direzione presa dall’Eurovision contemporaneo: sempre più globale, ma allo stesso tempo desideroso di recuperare elementi culturali distintivi.
Bangaranga non era considerata la favorita assoluta alla vigilia. I bookmaker puntavano soprattutto sulla Finlandia e sull’Australia, ma la serata finale ha premiato la capacità di Dara di emergere in un’edizione musicalmente molto frammentata. Il brano bulgaro ha ottenuto 516 punti, staccando nettamente Israele, fermo a 343.
Le polemiche per la partecipazione di Israele
Israele è stato al centro delle polemiche che hanno accompagnato questa edizione. La partecipazione israeliana, rappresentata da Noam Bettan con la canzone Michelle, ha provocato proteste diffuse in tutta Europa a causa della guerra in corso a Gaza. Cinque Paesi — Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda — hanno deciso di boicottare la manifestazione, rinunciando alla partecipazione come segnale politico contro la presenza israeliana. E chissà cosa sarebbe successo se a trionfare alla fine fosse stata proprio la canzone dell’artista israeliano, accompagnato dai fischi dell’arena al momento della lettura dei punteggi assegnati dal televoto. Inoltre, la vittoria dell’Eurovision, da regolamento, dà il diritto ad ospitare l’edizione successiva (che nel 2027, infatti, si terrà in Bulgaria) e se avesse vinto Israele, le polemiche delle scorse settimane si sarebbero certamente accentuate in vista dell’organizzazione del prossimo anno.
La continua crescita del contest
Eppure, nonostante le controversie, l’Eurovision continua a crescere anno dopo anno. Nato nel 1956 come semplice competizione musicale televisiva europea, oggi il contest è diventato uno dei più grandi eventi di intrattenimento al mondo, seguito da oltre 100 milioni di spettatori e amplificato dai social network, dalle piattaforme streaming e dalle community online.
Negli ultimi anni la manifestazione ha vissuto una trasformazione profonda. Da evento considerato kitsch o di nicchia, Eurovision si è imposto come fenomeno pop globale capace di lanciare carriere internazionali. Il caso più clamoroso resta quello dei Måneskin, la cui vittoria nel 2021 ha aperto definitivamente le porte del mercato americano agli artisti europei. Ma anche artisti come Loreen, Netta o Duncan Laurence – andando nel passato basti pensare ai casi degli Abba e di Celine Dion – hanno dimostrato quanto l’Eurovision possa oggi influenzare le classifiche globali e la cultura pop internazionale.
L’edizione viennese ha confermato questa evoluzione. Le scenografie spettacolari, l’attenzione ai social, i milioni di interazioni online e il coinvolgimento di un pubblico sempre più giovane mostrano come l’Eurovision sia ormai molto più di una semplice gara canora. È diventato un gigantesco evento mediatico in cui musica, identità culturale, politica e fandom si mescolano continuamente.
Altro quinto posto per l’Italia con Sal Da Vinci
In questa edizione l’Italia si presentava con l’ultimo vincitore del Festival di Sanremo, Sal Da Vinci, che ha portato il brano Per sempre sì. Il risultato finale è stato un quinto posto: c’era chi, alla vigilia del contest, nutriva aspettative ancora più alte dal cantante napoletano ma va anche detto che si tratta di uno dei migliori piazzamenti dell’Italia al contest degli ultimi anni (per trovare un risultato migliore bisogna risalire al 2023 con il quarto posto di Marco Mengoni e al 2021 con la vittoria dei Måneskin).
Per l’Italia si tratta del secondo quinto posto consecutivo dopo quello ottenuto da Lucio Corsi nella scorsa edizione mentre il numero di vittorie rimane fermo a tre (Gigliola Cinquetti nel 1964, Toto Cutugno nel 1990 e Måneskin nel 2021).
La partecipazione di Sal Da Vinci era stata inizialmente accolta con curiosità e anche con qualche scetticismo, soprattutto da parte di chi riteneva il cantante troppo distante dalle sonorità tipiche dell’Eurovision contemporaneo. Invece, il brano ha saputo ritagliarsi uno spazio preciso grazie a un equilibrio tra melodia italiana tradizionale e produzione moderna. La performance, costruita su un immaginario romantico e nuziale, ha conquistato una parte significativa del pubblico europeo.
In definitiva, l’Eurovision 2026 verrà ricordato come il festival delle contraddizioni. Da una parte la celebrazione della musica e della diversità culturale, dall’altra le tensioni geopolitiche che hanno attraversato l’Europa e inevitabilmente anche il palco viennese. Appuntamento ora in Bulgaria dove già attendono l’edizione del 2027.

