Oggi parliamo del Phonk e probabilmente molti di voi non hanno mai sentito parlare di questo genere musicale. Ma se avete un figlio compreso tra i 7 e i 14 anni, provate a cercare su YouTube “passo bem solto”: quello che ascolterete vi suonerà sicuramente familiare.
Quel suono cupo, distorto, pieno di bassi che fanno tremare i vetri e spesso accompagnato da video di auto sportive che sfrecciano o clip di anime giapponesi, si chiama Phonk.
Non è solo un genere musicale, è un’estetica, un meme, uno stile di vita digitale che dai bassifondi di internet è esploso diventando la colonna sonora ufficiale della Gen Alpha. Ma cos’è davvero il Phonk? Da dove arriva? E soprattutto, perché piace così tanto?
Noi di Discoteca Laziale siamo andati oltre i trend di TikTok per tracciare le origini di questo fenomeno, scoprendo che le sue radici affondano in dischi leggendari degli anni ’90 e che un pezzo di questo successo parla italiano.
Che cos’è la musica Phonk?
In termini tecnici, il Phonk è un sottogenere dell’hip-hop e della trap.
Immaginate di prendere un vecchio nastro rap degli anni ’90, lasciarlo al sole per un giorno, calpestarlo un po’ e poi suonarlo su un mangianastri rallentato. Il risultato è il Phonk.
Scherzi a parte, alcune caratteristiche chiave del Phonk sono inconfondibili:
Suono Lo-Fi: La musica deve sembrare “sporca”, grezza, come se fosse registrata su una cassetta rovinata.
Voci “Chopped and Screwed”: Campionamenti vocali (spesso presi da vecchi brani rap) che vengono tagliati, ripetuti e rallentati fino a diventare quasi demoniaci.
Il Cowbell (Campanaccio): È lo strumento più usato del Phonk moderno. Un suono di batteria elettronica secco e metallico (spesso la Roland TR-808) che detta un ritmo ipnotico.
Bassi Distorti: I bassi non devono essere puliti, devono “grattare”.
Le Origini: Memphis e Houston, Anni ’90
Sebbene oggi sia associato alla Russia o al Brasile, il Phonk è nato nel sud degli Stati Uniti a metà degli anni ’90, con due epicentri distinti.
Memphis, Tennessee: ha dato vita al sound che è il DNA del Phonk. I padri fondatori sono collettivi leggendari come i Three 6 Mafia, Tommy Wright III, DJ Paul & Juicy J e DJ Squeeky. All’epoca era chiamato “Memphis Rap” o “Horrorcore”: testi crudi che parlavano di vita di strada, atmosfere da film horror e ritmi pesanti.
Houston, Texas: ha invece regalato al mondo la tecnica del “Chopped and Screwed” grazie al leggendario DJ Screw, che rallentava i dischi creando quell’effetto ipnotico e straniante che oggi è una delle caratteristiche distintive del genere.
Nessuno all’epoca lo chiamava “Phonk”. Il termine è stato reso popolare molto più tardi, negli anni 2010, da artisti underground come SpaceGhostPurrp e produttori su SoundCloud come Soudiere, che hanno ripreso quel sound vintage ribattezzandolo come slang per “Funk”.
L’Evoluzione: Dal “Drift” al fenomeno Italiano
Come ha fatto un genere oscuro degli anni ’90 a diventare virale nel 2025 tra i ragazzini? Grazie a Internet, ai videogiochi e ai social media.
Il genere si è evoluto in filoni principali che dominano oggi le classifiche viral:
1. Drift Phonk (La variante Russa)
Nato in Russia alla fine degli anni 2010, è veloce, aggressivo, pieno di campanacci (cowbells) e bassi saturi. È la colonna sonora dei video di Drifting (auto che derapano) e della “Sigma Male culture”.
La Russia è diventata centrale in questo movimento per una combinazione di fattori: una forte cultura automobilistica legata al tuning e alle corse illegali, un’estetica post-sovietica che si sposa perfettamente con il mood cupo del genere, e comunità online molto attive che hanno abbracciato questo sound come manifesto generazionale.
Artisti come Kordhell, DVRST e MoonDeity sono le superstar, ma è impossibile non citare Slxughter: con il suo stile oscuro e martellante, è diventato un culto per i fan, definendo l’estetica più “cattiva” e virale del genere.
2. Brazilian Phonk (Il ritmo del momento)
La vera novità esplosiva del 2024/2025. Questo è il sottogenere che ha fatto letteralmente esplodere il Phonk sui social, diventando la colonna sonora di milioni di video di calcio, meme e Reels.
I produttori brasiliani hanno operato una fusione geniale: hanno preso l’estetica oscura e distorta del Phonk americano e l’hanno innestata sul Funk Carioca (anche chiamato Baile Funk), il genere di musica dance nato nelle favelas di Rio de Janeiro negli anni ’80. Il Funk Carioca è caratterizzato da ritmi percussivi afro-brasiliani sincopati e martellanti, suonati su drum machine Roland TR-808, che da decenni fanno ballare le comunità delle periferie brasiliane nei “bailes” (grandi feste comunitarie con sound system enormi).
Il risultato di questa fusione è un sound aggressivo, ipnotico e immediatamente riconoscibile che ha conquistato TikTok e Instagram. I brani di Brazilian Phonk sono quasi sempre introdotti dalla parola “Montagem” nel titolo, che in portoghese significa “montaggio” o “editing”. Questo termine indica che il brano è una costruzione, un montaggio sonoro di campionamenti e beat, ed è diventato il marchio di fabbrica del genere.
Il Brazilian Phonk ha BPM più alti del Drift Phonk russo, è più frenetico, più percussivo, e spesso incorpora elementi vocali in portoghese che raccontano la vita nelle favelas. Artisti come ATLXS, DJ FKU, MXZI e DJ Samir dominano questa scena, creando tracce che funzionano perfettamente come soundtrack per video virali di ogni tipo: dal calcio freestyle ai meme, passando per le coreografie di ballo.
3. Classic/Memphis Phonk
Il revival più fedele allo stile anni ’90, portato avanti da una nicchia di puristi che cercano di mantenere viva l’atmosfera originale senza le contaminazioni moderne.
4. Jungle Phonk
Una fusione recentissima con elementi di drum and bass che sta guadagnando terreno nelle community più sperimentali.
Il caso italiano: ATLXS
Se pensate che il Phonk sia solo roba estera, vi sbagliate. Il brano che avete sentito sicuramente scorrere in loop su migliaia di Reel e Shorts si chiama “Passo Bem Solto”.
Dietro questo successo planetario, capace di scalare le classifiche di Billboard e collaborare con giganti come i Meduza, c’è ATLXS, pseudonimo del giovanissimo produttore italiano Diego Basile.
Basile rappresenta bene la democratizzazione di questo genere: un produttore giovane che, partendo dalla propria cameretta, è riuscito a raggiungere un pubblico globale grazie alle piattaforme digitali, dimostrando come il Phonk sia ormai un fenomeno capace di lanciare carriere anche al di fuori dei circuiti tradizionali.
Perché piace così tanto ai ragazzi?
Il Phonk è esploso in un modo completamente diverso rispetto ai generi musicali del passato. Non c’è stato un momento nelle classifiche, non c’è stato un festival che l’ha lanciato, non c’è stata una star mainstream a sdoganarlo. Il Phonk si è diffuso nello stesso modo in cui si diffonde oggi la cultura giovanile: attraverso l’algoritmo.
TikTok e YouTube hanno fatto tutto. Una volta che i video di drifting con sottofondo Phonk hanno raggiunto una massa critica di creator, l’algoritmo ha iniziato a proporli a milioni di utenti. Il suono è diventato sinonimo di velocità, adrenalina, movimento cinematico. Oggi milioni di ragazzi usano tracce Phonk per qualsiasi cosa: video di calcio freestyle, sessioni in palestra, clip di videogiochi, meme. Anche chi non sa cosa sia il “Phonk” riconosce istantaneamente quel suono.
La forza del genere sta nel fatto che è costruito per il loop. Costruito per il montaggio video. Costruito per i contenuti brevi che hanno bisogno di creare un mood specifico in pochi secondi. È uno dei rari casi in cui la cultura del video ha plasmato la musica, e non il contrario.
Il Phonk è anche diventato la colonna sonora del mondo del gaming e degli streamer, usato con la stessa funzione che il rock anthem aveva per le generazioni precedenti: è musica che dà energia, che crea atmosfera, che non richiede troppa concentrazione. È perfetto per un pubblico che vive immerso negli schermi.
Una nota per i genitori preoccupati
Parliamoci chiaro: se avete scoperto che vostro figlio ascolta Phonk, è naturale chiedersi se sia musica “appropriata”. Facciamo chiarezza.
Le origini del Memphis Rap erano effettivamente pesanti. Il cosiddetto “Horrorcore” degli anni ’90 trattava temi molto duri: violenza, occultismo, vita criminale. Era musica pensata per scioccare, un po’ come i film horror slasher di quel periodo.
Ma quello che ascoltano i ragazzi oggi è completamente diverso.
Il Drift Phonk moderno che spopola su TikTok è quasi completamente strumentale. Le voci sono usate come strumento ritmico: i campionamenti sono così distorti, tagliati, ripetuti e coperti dai bassi che il significato del testo originale è totalmente incomprensibile. Per un bambino di 10 anni, quelle voci non sono “parole” ma solo un suono ipnotico.
Il contesto è cambiato radicalmente. Oggi questa musica non è associata alle gang di Memphis, ma alle macchine sportive, agli anime giapponesi e ai videogiochi. Per un ragazzino, quella musica significa “velocità”, “adrenalina”, “energia”, non violenza criminale.
È un po’ come l’Heavy Metal o il Punk per le generazioni passate. Anche lì c’erano immaginari oscuri (teschi, mostri, testi aggressivi), ma per i fan era una valvola di sfogo, un modo per scaricare energia. Il Phonk moderno ha la stessa funzione: è musica ad alta energia, spesso usata per darsi la carica in palestra o mentre si gioca online.
L’unico aspetto a cui un genitore potrebbe prestare attenzione non è la musica in sé, ma alcuni video a cui è spesso associata online, legati alla cosiddetta cultura “Sigma Male” o “Gigachad”, che a volte promuove ideali di mascolinità un po’ tossica o eccessivamente competitiva. Ma la musica, di per sé, è solo un contenitore estetico.
Moda passeggera o una novità che influenzerà il mercato musicale?
Il Phonk potrebbe sembrare solo “rumore” o una moda passeggera legata ai meme, ma nasconde una storia affascinante di riciclo culturale. È il suono di una generazione che guarda al passato (gli anni ’90) con nostalgia, lo distorce e lo rende adatto alla velocità del futuro.
Ma quanto durerà questo fenomeno? I giovanissimi lo hanno eletto a loro colonna sonora, e spesso sono proprio loro a dettare le leggi del mercato di domani. Non ci resta che attendere e ascoltare i prossimi dischi in uscita quest’anno: se vedremo le grandi major e le popstar iniziare a inserire queste sonorità distorte nei loro album, sapremo che il Phonk è arrivato per restare.

