Nel cinema sono sempre esistiti ma negli ultimi anni è innegabile che il fenomeno dei biopic musicali sia letteralmente esploso sul grande schermo, con una produzione sempre più vasta di film che ripercorrono la carriera delle più famose star della musica.
A cosa è dovuto questo progressivo aumento di interesse da parte del pubblico e delle case cinematografiche? I fattori di questo boom possono essere diversi e proveremo ad esaminarli nei prossimi paragrafi. Non c’è dubbio, però, che – come per ogni filone che sia stato investito improvvisamente di una grande esposizione mediatica – ci sia stato anche in questo caso un fatto o una causa scatenante e questa possiamo decisamente individuarla nel successo planetario avuto da Bohemian Rhapsody, il biopic dedicato alla carriera del frontman dei Queen, Freddie Mercury.
Bohemian Rhapsody e il boom degli ultimi anni
Nel 2018 uscì in tutte le sale Bohemian Rhapsody, film diretto da Bryan Singer che ripercorre i primi 15 anni di carriera dei Queen e del suo frontman Freddie Mercury (interpretato da Rami Malek). La pellicola riscosse subito un successo mondiale con un incasso totale di 910 milioni di dollari – in Italia fu il film col maggiore incasso del 2018 – e con quattro Oscar vinti diventando il film più premiato nell’edizione del 2019.
Senza dubbio il successo di quel film fece da apripista a un genere, quello dei biopic musicali, che di lì a poco sfornò una sempre maggiore quantità di titoli sul grande schermo con alterne fortune e ancora oggi rappresenta un genere in ottima salute.
Tra i tanti aspetti che hanno funzionato nel film di Singer fu anche l’elemento fortemente emozionale, rappresentato soprattutto dai momenti musicali come la scena del concerto del Live Aid del 1985. Il gioco di luci, le atmosfere dei concerti, le performance e coreografie rispondono a una domanda del pubblico che vuole rivivere l’esperienza della musica dal vivo – o comunque avvicinarsi all’idea – degli artisti musicali del passato. E proprio questo aspetto è uno di quelli che ha dato lo slancio ad altri titoli di questo genere.
Perché i biopic funzionano per il pubblico
Dunque, uno degli elementi che hanno favorito la crescita dei biopic musicali nei cinema è sicuramente questo mix tra musica e dramma, il desiderio di riavvicinarsi a performance musicali dei propri idoli attraverso la trama di un film che provoca tra le altre cose un sentimento di nostalgia. L’emozione di un concerto, di una specifica canzone o di un gesto del proprio artista preferito riprodotto al cinema è uno di quegli aspetti che continua a fare breccia nel pubblico.
Inoltre, guardare un lungometraggio di questo genere significa conoscere da subito gli elementi più importanti del film, dal nome del protagonista alle sue canzoni e ai momenti topici della sua vita: tutto ciò rende più facile l’accesso emozionale al film poiché lo spettatore inizia la visione con un bagaglio di conoscenze già accumulate.
L’ossessione per i film incentrati sulle carriere dei cantanti funziona anche perché essi danno allo spettatore la sensazione di entrare nella vita privata delle star, di assistere al loro lato più fragile, di vederli come una sorta di “eroi vulnerabili”. Sembra un elemento comune a quasi tutti i biopic, infatti, il forte richiamo emotivo generato dal racconto dell’artista sotto questa chiave di fragilità e di debolezza.
Biopic musicali: un modo per “vincere facile” per l’industria cinematografica
Non è un segreto che le case di produzione stiano cavalcando il più possibile questo momento storico molto fertile per i biopic musicali. I titoli sono in continuo aggiornamento: basti pensare alla recente uscita di film incentrati su Bruce Springsteen (Deliver Me From Nowhere), Amy Winehouse (Back to Black), Bob Dylan (A Complete Unknown) e quelli in lavorazione su Linda Ronstadt o Michael Jackson.
Questa tipologia di film porta un successo quasi annunciato per i motivi enunciati prima e per i produttori diventa una strada piuttosto comoda verso riconoscimenti e ricavi. Inoltre, l’uso del catalogo musicale (le canzoni dell’artista) rappresenta un ulteriore asset: merchandising, colonna sonora, eventuali revival della musica, piattaforme streaming. Il film diventa così una leva multifunzionale. I biopic poi hanno la capacità di attrarre un pubblico trasversale: non solo i fan accaniti dell’artista, ma anche spettatori più casuali, attratti dalla musica, dal racconto “di successo”, dalla spettacolarità. Insomma, per l’industria del cinema si tratta di una miniera d’oro.
Limiti e critiche al fenomeno
La sovraesposizione dei biopic musicali in questi anni ha però suscitato anche alcune critiche. Secondo molti, infatti, questi film presentano dei limiti dal punto di vista qualitativo e della trama.
Se da un lato sono prodotti facile da vendere per le case di produzione, dall’altra i biopic rischiano di mostrare un appiattimento generale nella costruzione della trama: questa, spesso, viene costruita in maniera troppo semplicistica e quasi sempre con una narrazione che tende a evidenziare solo i lati positivi della carriera di un artista, secondo il classico schema dell’infanzia difficile seguita dal successo e poi dal declino. Uno schema, quindi, convenzionale e poco più.
Molti ritengono che questi film siano realizzati senza la giusta dose di originalità e il rischio è che, in circa due ore di lungometraggio, vengano effettuati molti tagli e semplificazioni storiche ad un racconto così complesso. Di sicuro, anche la sovrapproduzione a cui stiamo assistendo in questi anni non aiuta particolarmente il genere poiché si rischia di arrivare ad una sorta di saturazione (per maggiori informazioni chiedere ai fan dei supereroi Marvel) e di un venir meno di quell’effetto “evento” che si porta dietro un’opera di questo tipo.
Il successo dei biopic musicali, dunque, dimostra come questi prodotti funzionino molto sul grande pubblico ma ciò non deve far distogliere l’attenzione sui rischi che questo tipo di produzione alla lunga può nascondere.
Per salvaguardare questo genere di film, e per non rischiare di stancare il pubblico, potrebbe esserci bisogno in futuro di apportare qualche innovazione nel linguaggio e una maggiore creatività nella trama, facendola uscire dal solito schema narrativo.

