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Il maiale volante dei Pink Floyd: storia della copertina di Animals

di Redazione
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Eccoci tornati con un nuovo articolo sulle copertine più iconiche di sempre. Oggi vi racconteremo della cover di Animals, decimo album in studio dei Pink Floyd, tra Wish You Were Here e The Wall, e per questo spesso “dimenticato” dal punto di vista musicale, ma di certo non per la sua copertina: il maiale volante sopra la fabbrica, divenuto in pochissimo tempo icona e simbolo stesso della band.

La copertina di “Animals”: la genesi dell’opera

L’idea per la copertina di Animals rappresenta un punto di rottura fondamentale nell’estetica dei Pink Floyd, passando dalle astrazioni grafiche di The Dark Side of the Moon a una rappresentazione industriale cruda e simbolica. Il concetto nacque direttamente dalla mente di Roger Waters, che in quel periodo risiedeva nei pressi di Clapham Common. Passando quotidianamente davanti alla Battersea Power Station, Waters iniziò a percepire l’imponente centrale elettrica non solo come un edificio, ma come un “bestione” in chiaroscuro, una sorta di animale morto o una tartaruga rovesciata sulle spalle, incapace di muoversi. Questa visione architettonica divenne la metafora perfetta per la band e per la società britannica degli anni Settanta. Waters individuò una connessione profonda tra la fabbrica e il gruppo: come la centrale produceva e distribuiva energia elettrica, così i Pink Floyd generavano vibrazioni ed energia attraverso la musica. Inoltre, la struttura stessa dell’edificio, con le sue quattro iconiche ciminiere, richiamava visivamente i quattro componenti della band, simili alle gambe di un animale capovolto. Per completare questa visione inquietante e “sconveniente per natura”, citando il filosofo Giordano Bruno, Waters decise di associare a questa cattedrale industriale senza vita la figura di un maiale finto che però apparisse terribilmente reale. Questo elemento non era solo un richiamo al brano Pigs on the Wing, ma un simbolo potente di critica sociale: l’idea che l’essere umano possa cambiare in meglio solo nel giorno in cui i maiali inizieranno a volare, un’immagine che racchiudeva tutto il pessimismo e la rabbia politica del disco, influenzato dall’allegoria orwelliana delle classi sociali.

I Tre Giorni del “Maiale Volante”

La trasformazione del concetto in fotografia fu un’impresa titanica che richiese tre giorni di sforzi al limite del surreale tra l’1 e il 3 dicembre 1976. Il primo giorno, il tentativo di sollevare il gigantesco maiale gonfiabile lungo 40 piedi (12 metri), battezzato Algie, fallì a causa del pessimo tempo; il pallone, pieno di elio, rimase ancorato a terra. Il secondo giorno accadde l’imprevisto che alimentò il mito: una violenta raffica di vento spezzò le corde di ancoraggio, liberando il Pink Floyd Pig nei cieli di Londra. La situazione divenne rapidamente un caso nazionale: l’ente per il controllo aereo dovette avvertire i piloti della presenza di un maiale volante, e molti voli dall’aeroporto di Heathrow subirono ritardi. In un dettaglio quasi grottesco, si scoprì che il cecchino ingaggiato per abbattere il maiale in caso di fuga era stato pagato per un solo giorno e non era presente al momento del decollo. Algie fu infine recuperata in una fattoria del Kent, a quaranta miglia di distanza, permettendo alla band di ottenere una pubblicità gratuita immensa. Il terzo giorno il set fu finalmente completato, ma sorse un nuovo problema artistico: il cielo era troppo limpido e sereno, una condizione che Storm Thorgerson e il team dello studio Hipgnosis ritennero inadatta allo spirito cupo e “sporco” dell’album. Per risolvere l’impasse, si ricorse a una tecnica di editing ante-litteram: il fotografo Aubrey Powell ritagliò l’immagine del maiale scattata il terzo giorno e la incollò su una delle foto del giorno precedente, caratterizzata da un cielo plumbeo e nuvoloso. La copertina di Animals è dunque un raffinato fotomontaggio, creato per preservare quell’atmosfera di minaccia imminente.

“Animals”: l’eredità artistica della Copertina

Dopo la pubblicazione dell’album, Algie non rimase solo una fotografia, ma si trasformò in un’icona semovente, diventando la mascotte ufficiale dei Pink Floyd. Durante l’impegnativo tour mondiale che seguì, il maiale gonfiabile fu il protagonista assoluto di scenografie spettacolari, sorvolando il pubblico in visioni quasi oniriche che portavano il messaggio del disco direttamente sopra le teste degli spettatori. L’impatto visivo della Battersea Power Station con il maiale in volo è stato talmente potente da influenzare generazioni di artisti successivi, diventando un punto di riferimento per l’estetica di molti musicisti. Un esempio celebre è quello dei The Orb, che hanno omaggiato esplicitamente la centrale termoelettrica sulla copertina del loro capolavoro ambient-house Adventures Beyond the Ultraworld. Questo legame non è affatto casuale, se si pensa che la stampa ha spesso definito i The Orb come “i Pink Floyd degli anni novanta” per la loro capacità di creare paesaggi sonori dilatati e psichedelici. Anche il cinema non è rimasto immune al fascino di Algie, che compare in pellicole cult come I figli degli uomini di Alfonso Cuarón, a testimonianza di quanto quell’immagine sia ormai impressa nel DNA della cultura pop.

Quando Roger Waters lasciò il gruppo nel 1985, rivendicò con determinazione la proprietà intellettuale di Algie (che originariamente era stata concepita come una femmina), vietando categoricamente agli ex compagni di utilizzarla durante i loro concerti. Per aggirare l’ostacolo legale e non rinunciare a un simbolo così amato dai fan, David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright idearono una soluzione tanto bizzarra quanto ingegnosa: fecero modificare il gonfiabile aggiungendo dei testicoli, trasformando Algie in un esemplare maschio. Questa curiosa “correzione anatomica” permise loro di avere una versione del maiale legalmente distinta dall’originale di Waters, dando vita a una delle battaglie sui diritti d’autore più ironiche e memorabili della storia del rock.

Ancora oggi, a distanza di cinquant’anni, la copertina di Animals rimane molto più di un semplice lavoro di grafica editoriale: è un manifesto politico e sociale che non ha perso un grammo della sua forza comunicativa. Quell’immagine ci invita ancora oggi a sollevare lo sguardo dalle nostre routine industriali per riflettere sulle dinamiche del potere e dell’avidità, ricordandoci che il genio dei Pink Floyd risiedeva proprio qui: nella capacità di trasformare un’intuizione quasi assurda (un maiale che vola tra le ciminiere di una fabbrica) in un simbolo eterno di ribellione e consapevolezza.