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Grammy 2026: il trionfo di Bad Bunny e la protesta anti-ICE

di Redazione
I Vincitori dei grammy

Non è mai banale ciò che accade durante le serate dei Grammy Awards e questa 68° edizione, tenutasi al Crypto.com Arena di Los Angeles non ha fatto certo eccezione.

Sul palco – sotto la conduzione di Trevor Noah – si sono alternati momenti di trionfi artistici e storicamente importanti per l’industria musicale a messaggi dalla valenza sociale e politica molto forte, in particolare contro le politiche migratorie del governo Usa e la violenza negli scontri di piazza avvenuti recentemente a Minneapolis.

Il trionfatore della serata è stato il rapper 38enne Kendrick Lamar, vincitore di ben cinque statuette su un totale di nove nomination. A prendersi la scena però è stato soprattutto Bad Bunny, vincitore del premio Album dell’anno con Debí Tirar Más Fotos, primo disco interamente in spagnolo ad aggiudicarsi questo riconoscimento. Successi anche per Billie Eilish e Lady Gaga, vincitrici rispettivamente dei premi per Canzone dell’anno e Miglior Album Pop.

La serata però ha avuto anche una forte impronta politica con i numerosi discorsi e messaggi simbolici contro le politiche migratorie di Donald Trump e l’azione dell’Ice, al centro delle dure proteste di questi giorni. Proprio Bad Bunny è stato tra gli artisti ad esprimersi in maniera più netta contro il governo Usa.

Bad Bunny: la storia di un trionfo e un messaggio potente

Una delle notizie più importanti della serata è stata la storica vittoria di Bad Bunny con Debí Tirar Más Fotos, diventando il primo artista a vincere l’Album of the Year con un disco interamente in lingua spagnola. Questo traguardo segna una svolta significativa per la musica latina e globale e rappresenta un riconoscimento della diversità linguistica e culturale nell’industria musicale americana.

Oltre al Grammy per l’Album dell’anno Bad Bunny ha vinto anche nella categoria Best Música Urbana Album, consolidando una serata di grande successo personale e culturale.

Ma il momento più discusso è stato il suo discorso di accettazione, in cui ha aperto con un messaggio politico: “Before I say thanks to God, I’m gonna say ICE out”. Con queste parole ha espresso una critica chiara all’ICE, l’agenzia federale statunitense per l’immigrazione, evidenziando la sua visione sulla necessità di umanità e rispetto per le persone immigrate; il riferimento è, in particolare, ai recenti scontri avvenuti a Minneapolis, al centro delle cronache di tutto il mondo.

Nel suo discorso, Bad Bunny ha dichiarato: “We’re not savages; we’re not animals; we’re not aliens. We are humans and we are Americans”, un appello per ricordare l’umanità di chi migra e per opporsi alla retorica di esclusione e divisione. Queste dichiarazioni sono arrivate in un momento in cui le politiche di immigrazione statunitensi sono al centro di aspri dibattiti, spesso legati a eventi recenti di violenza e proteste.

La presenza di messaggi politici non si è limitata solo alle parole di Bad Bunny; molti artisti presenti alla cerimonia hanno sostenuto la causa con gesti simbolici e dichiarazioni pubbliche. Billie Eilish ha usato il suo discorso per dichiarare: “No one is illegal on stolen land”, ribadendo un messaggio di solidarietà verso i migranti.

Artisti come Kehlani, Amy Allen e Olivia Dean hanno indossato spille riportanti la scritta “ICE out” o hanno espresso critiche simili nelle interviste sul tappeto rosso.

Questi momenti hanno trasformato la cerimonia in una piattaforma non solo per celebrazioni artistiche, ma anche per messaggi sociali e politici condivisi da molti dei protagonisti della scena musicale.

La forte presenza di messaggi politici ha generato reazioni anche al di fuori della cerimonia. In particolare, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha criticato duramente la cerimonia e il presentatore Trevor Noah, definendo l’evento “virtually unwatchable” e attaccando i commenti satirici di Noah, arrivando a minacciare azioni legali per una battuta sul caso Epstein pronunciata durante lo show.

Il clima politico intorno alla cerimonia di quest’anno è stato quindi particolarmente acceso, riflettendo un contesto culturale più ampio in cui l’arte e le questioni sociali sono sempre più intrecciate.

Kendrick Lamar, Billie Eilish e Lady Gaga: i protagonisti dei premi principali

La nottata di Kendrick Lamar è stata memorabile. Il rapper ha vinto il premio Record of the Year per Luther insieme a SZA e ha trionfato nella categoria Best Rap Album per GNX.

Con questi riconoscimenti, Lamar ha superato il record di Jay-Z per diventare il rapper con il maggior numero di Grammy nella storia della manifestazione, consolidando così la sua posizione di leggenda vivente del rap. Sul palco, Lamar ha espresso gratitudine parlando dell’importanza della cultura hip-hop e della musica come mezzo di espressione e resistenza, sottolineando il valore della comunità e del continuo impegno artistico.

Billie Eilish e suo fratello co-autore Finneas hanno vinto il premio Canzone dell’anno per Wildflower, una canzone che ha riscosso enorme successo e si è distinta per il suo impatto emotivo e artistico.

Nel suo discorso, Eilish non ha solo ringraziato il team e la sua famiglia: ha anche fatto una dichiarazione potente sul palco, sottolineando che nessuna persona è illegale, ribadendo il tema dell’accoglienza e della dignità umana.

Lady Gaga ha conquistato il premio come Best Pop Vocal Album con Mayhem, confermando la sua versatilità e influenza duratura nella scena pop. Gaga ha usato il palco per celebrare la sua carriera e la continua evoluzione artistica, ricordando l’importanza della creatività e della connessione con il pubblico.

Tra gli altri riconoscimenti, da segnalare la vittoria di Olivia Dean come Best New Artist e quella di Tyler The Creator nella nuova categoria Best Album Cover, con la sua opera Chromakopia. Non manca un momento dedicato al pop coreano, fenomeno musicale del momento, con la vittoria del brano Golden del film Kpop Demon Hunters nella categoria Best Song Written for Visual Media, segnando così una prima volta storica per una canzone K-pop ai Grammy.

Il ritorno di Justin Bieber e l’ingresso di Steven Spielberg nel club degli EGOT

La 68° serata dei Grammy Awards è stata caratterizzata anche da altri momenti degni di nota come il ritorno sul palco di Justin Bieber dopo un lungo periodo di assenza dai grandi eventi televisivi. Bieber ha attirato l’attenzione con il suo look in boxer e calzini e con il suo nuovo misterioso tatuaggio sulla schiena durante la sua performance di Yukon.

L’evento ha segnato anche un momento importante per la carriera del regista Steven Spielberg, premiato con un Grammy per il suo contributo a un film musicale, entrando così a far parte della cosiddetta élite degli EGOT, i pochi artisti che hanno vinto Emmy, Grammy, Oscar e Tony nel corso della loro carriera.

Questa cerimonia dei Grammy Awards rimarrà nella storia non solo per il successo di Bad Bunny o il record di statuette vinte da un rapper (Kendrick Lamar) ma anche per il modo in cui ha intrecciato musica, politica e impegno sociale arrivando, in molti casi, attraverso le dichiarazioni allo scontro frontale con l’amministrazione americana sulle sue politiche.