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Alice Cooper lancia The Revenge: nuovo album, vecchia band

di Redazione
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Grande notizia per tutti i fan di Alice Cooper: il padre dello shock rock è pronto a lanciare un nuovo album ma soprattutto il suo ritorno in scena avverrà con i membri della formazione originale, per la prima volta dopo oltre 50 anni.

Il 25 luglio esce infatti The Revenge of Alice Cooper che oltre al cantautore statunitense ha visto la partecipazione del batterista Neal Smith, il chitarrista Michael Bruce e il bassista Dennis Dunway. Molta suggestione arriverà anche dalla presenza postuma di Glen Buxton, chitarrista scomparso nel 1997, attraverso registrazioni inedite. L’album promette la solita dose di energia e sfrontatezza a cui contribuisce anche il leggendario chitarrista dei Doors, Robby Krieger, in uno dei brani.

Insomma, tanta carne al fuoco per chi attendeva un ritorno in grande stile del rock in salsa horror vintage come solo Alice Cooper ha saputo trasmettere.

Lo shock rock di Alice Cooper, tra temi macabri e spettacoli provocatori

Non è facile catalogare Alice Cooper (Vincent Damon Furnier il suo vero nome) in un genere definito tanto che da molti viene considerato “the godfather” dello shock rock, pioniere di un genere che si alimenta di esibizioni provocatorie con temi sessuali, macabri e violenti dal forte impatto visivo nei confronti del pubblico. Lo shock rock quindi, più che un genere musicale, rappresenta un determinato modo di stare sul palco e di rappresentare una scena. Non è un caso che Cooper sia anche un attore con esperienze nel cinema e in tv.

Originario del Michigan, Alice Cooper ha costruito la sua carriera attorno ai suoi concerti spettacolari dalle sonorità hard rock con tanto di ghigliottine, serpenti, sangue finto e altri elementi provocatori portati sul palco, che lo hanno reso un’icona della controcultura rock. I suoi testi, spesso ispirati all’horror, e le sue performance hanno reso Cooper uno degli artisti più noti di questo genere arrivando a vendere oltre 50 milioni di dischi in tutto il mondo.

Originariamente Alice Cooper fu una vera e propria band con cinque componenti: oltre a Vincent Furnier (che si accreditava con il suo vero nome prima di assumere personalmente la denominazione di Alice Cooper) vi presero parte Michael Bruce, Glen Buxton, Neal Smith e Dennis Dunway. Il nome, stando a quanto raccontato dallo stesso Furnier, venne deciso quasi di getto pensando a un nome di una ragazza: Alice Cooper “aveva un non so che di speciale. Evocava l’immagine di una ragazzina con un lecca lecca in una mano e un coltello da macellaio nell’altra”. Una scelta che già allora fu molto evocativa di ciò che sarebbe stato il progetto musicale nei successivi decenni.

L’influenza di Frank Zappa, i primi album e il successo con I’m Eighteen

L’idolo di Furnier, sin dagli inizi, è sempre stato Frank Zappa che aiutò la band ai suoi esordi dopo aver avuto una buona impressione dei ragazzi. I primi album, tuttavia, non ebbero un riscontro molto positivo; per il primo successo fu necessario attendere il 1971 con il disco Love It To Death trascinato dal singolo I’m Eighteen. La definitiva consacrazione arrivò con il quinto album School’s Out del 1972 e con il successivo Billion Dollar Babies (1973).

Da quel momento iniziarono i primi cambiamenti all’interno della band, con tensioni crescenti tra i membri e una chiara transizione in atto: Vincent Furnier stava ormai assumendo sempre più il ruolo di frontman riconoscibile. L’ultimo album registrato dalla formazione originale fu Muscle of Love (1973), dopo il quale il gruppo si sciolse ufficialmente. A partire da quel momento, Furnier proseguì la carriera come solista adottando legalmente il nome Alice Cooper, che fino ad allora identificava l’intera band. La separazione segnò la nascita di un nuovo corso artistico, mantenendo però lo stile provocatorio e teatrale che aveva reso celebre il progetto fin dall’inizio. Arrivarono altri dischi di successo come Welcome to My Nightmare (1975) e Alice Cooper Goes to Hell (1976) prima dei problemi con l’alcol con cui il cantante dovette fare i conti tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta.

Il ritorno di Cooper alla produzione musicale, superati i problemi, fu segnato da successi (Constrictor, Raise Your Fist and Yell, Trash) anche se non al livello degli apici artistici raggiunti negli anni Settanta.

The Revenge of Alice Cooper: il ritorno alle origini dopo oltre 50 anni

Dopo un periodo di scarsa attività negli anni Novanta e una ripresa fatta di musica più violenta nei Duemila Alice Cooper ha mostrato un’attitudine a sperimentare nuove sonorità e una spiccata poliedricità musicale.

Con The Revenge of Alice Cooper, in uscita il 25 luglio, si registra un ritorno nel mondo dell’horror vintage e dello shock rock anni ’70 in quello che rappresenta un viaggio ad alta tensione, carico di suono, energia e quella leggendaria sfrontatezza che ha caratterizzato l’intera carriera.

Di seguito la playlist del nuovo album:

  • Black Mamba
  • Wild Ones
  • Up All Night
  • Kill The Flies
  • One Night Stand
  • Blood On The Sun
  • Crap That Gets In The Way Of Your Dreams
  • Famous Face
  • Money Screams
  • What A Syd
  • Inter Galactic Vagabond Blues
  • What Happened To You
  • I Ain’t Done Wrong
  • See You On The Other Side
  • Return of the Spiders 2025 (bonus track)
  • Titanic Overunderture (bonus track)

L’album è disponibile anche in edizione limitata viola marmorizzato da due Lp (esclusiva Discoteca Laziale). Nel disco fa la sua comparsa postuma lo storico e indimenticato chitarrista Glen Buxton (membro della formazione originaria e scomparso nel 1997) attraverso registrazioni inedite, fondendo perfettamente passato e presente. Black Mamba è il primo singolo dell’album e vede la partecipazione del leggendario chitarrista dei Doors, Robby Krieger.

Dal morso velenoso di Black Mamba alla carica ribelle di Wild Ones, fino alle melodie dolci e inquietanti di See You on the Other Side, ogni traccia sembra un classico perduto del rock ‘n’ roll. Alice Cooper è pronto a stupire e a creare scandalo di nuovo.