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The Freewheelin’ Bob Dylan: storia della copertina del disco che fece scoprire Dylan al mondo

di Redazione
Freewheeling copertina

Nell’articolo di oggi continuiamo la nostra carrellata alla scoperta delle copertine più iconiche di sempre. Il nostro viaggio ci porta nella New York degli anni Sessanta, quando un giovane Bob Dylan e la sua ancora più giovane fidanzata dell’epoca vengono immortalati nella copertina di The Freewheelin’ Bob Dylan, l’album con il quale il cantautore dal Minnesota si fece scoprire al mondo.

Andiamo quindi a ripercorrere la genesi dell’album, il suo impatto e la sua importanza nella carriera di Dylan, e la storia della copertina.

The Freewheelin’ Bob Dylan: dal flop al successo

Nel 1962 Dylan aveva pubblicato il suo primo album, che portava semplicemente il suo nome. Non era stato un successo, molti dei brani non erano nemmeno stati scritti da lui. Nel primo anno erano state vendute solo 5000 copie. Alcuni della Columbia Records, la sua casa discografica del tempo, avevano intenzione di scaricarlo. Ma John Hammond, il manager che lo aveva scoperto, era sicuro del talento del giovane artista. E, a ben vedere, aveva ragione lui.

Dylan si era trasferito a New York, dove il clima era bollente, sia a livello artistico che politico. Dylan trovò terreno fertile per continuare a scrivere, grazie anche alla relazione con la giovane attivista e studentessa d’arte Suze Rotolo.

Negli studi della Columbia sulla Seventh Avenue, nel corso di un anno (aprile 1962-aprile 1963), con otto sedute di registrazione, sarebbe nato l’album che avrebbe fatto conoscere Dylan al mondo, consacrandolo definitivamente e lanciando una carriera infinita, che lo ha portato a vincere un Oscar e un premio Nobel. L’album non ebbe vita facile. Dopo una serie di tagli, di discussioni con il manager, un viaggio in Inghilterra, il rientro a New York, una mancata apparizione all’Ed Sullivan Show (reo di aver censurato la scelta di un brano da parte di Dylan), il debutto alla Carnegie Hall (dove suonò A Hard Rain’s a-Gonna Fall, impressionando pubblico e critica e accendendo i riflettori sul suo talento), una promozione tra trasmissioni radiofoniche e festival folk (come il Monterey Folk Festival, dove si esibì con Joan Baez), il 27 maggio fu pubblicato The Freewheelin’ Bob Dylan. E fu l’inizio del successo.

Bob Dylan, la voce di una generazione

Grazie anche alla promozione precedente l’uscita, The Freewheelin’ Bob Dylan vendette 10.000 copie al mese, divenendo subito un successo commerciale (anche se arrivò solo al ventiduesimo posto della classifica di Billboard). Ma fu di più. I tempi stavano cambiando (come dirà Dylan nel successivo album, intitolato appunto The Times They Are a-Changin’), e anche Dylan era ormai maturato, anche se era passato un solo anno dall’uscita del primo disco. The Freewheelin’ Bob Dylan presenta un artista più consapevole del periodo che sta vivendo, del mondo che lo circonda. Brani come Blowin’ in the Wind, o A Hard Rain’s a-Gonna Fall, riflettono quel momento. È l’anno, per capirci, dell’ “I have a dream” di Martin Luther King (e Dylan c’era, e cantò proprio Blowin’ in the Wind). Con The Freewheelin’ Bob Dylan il menestrello di Duluth diventa il simbolo di quella generazione e di quelle proteste, etichetta che tuttavia cercò di togliersi di dosso ben presto. Ma questo non toglie che questo secondo album consacrò Dylan come un punto di riferimento , una vera e propria leggenda della musica, come non erano riusciti né il suo mentore Woody Guthrie, né l’altro grande cantante folk dell’epoca, Pete Seeger. Con The Freewheelin’ Bob Dylan il folk si riempie di contenuti ancora più che prima, diventa quasi un genere narrativo, in cui fa capolino la poesia. Dylan ci immerge in atmosfere e in testi più complessi, densi, cambiando il modo di fare folk, e squarciando il panorama musicale dell’epoca.

La copertina di The Freewheelin’ Bob Dylan: la neve, un cappottino verde, e un amore senza tempo.

Un grande album non può che avere una grande copertina. Certo, non siamo davanti a grandi opere d’arte come la banana di Wharol per The Velvet Underground & Nico, o del prima di The Dark Side of the Moon. Nel caso di The Freewheelin’ Bob Dylan siamo di fronte a un’immagine tanto semplice quanto iconica. Nel periodo della registrazione dell’album, Dylan si era trasferito sulla 4th Street, nel Greenwich Village, zona di artisti. Nello stesso periodo, la sua storia con Suze Rotolo gli aveva fatto allargare i suoi orizzonti: politica, arte, il teatro di Brecht, solo per fare qualche esempio. Ma il loro era un amore, seppur intenso, destinato a perdersi. Suze infatti acconsentì al desiderio della madre di mandarla a studiare arte a Perugia (forse per allontanarla da Dylan), e così, mentre componeva le canzoni per il suo nuovo album, Dylan era afflitto dalla sua mancanza, tanto da andarla anche a cercare in Italia, mentre lei, però, era tornata a New York. I due si rincontrano nel gennaio del 1963, in una New York sotto la neve. Un mese dopo, il fotografo della CBS Don Hunstein, mandato dalla Columbia per uno shooting fotografico improvvisato, li immortala mentre camminano tra la West 4th Street e la Jones Street. Entrambi in giubbotti troppo leggeri per il clima, Dylan, con i capelli arruffati, cammina con le mani in tasca, mentre Suze, nel suo cappottino verde, si stringe al braccio, poggiando la testa sulla sua spalla sinistra. Uno scatto che li ritrae in un momento di intimità, mostrando tutto il loro affiatamento. La storia durerà ancora poco: Suze sposò un italiano e iniziò una florida carriera artistica, mentre Dylan iniziò il suo connubio artistico-amoroso con Joan Baez, anche questo destinato a spegnersi. Ma quella foto, di una semplicità quasi disarmante, riesce a esprimere il loro amore. E forse quello di tutti noi.

The Freewheelin’ Bob Dylan è l’album che lancia la carriera di Dylan: da semplice ragazzotto alle prese con il folk, a messia di una generazione, voce dei diritti civili e degli ultimi. Di lì a poco, con Bringing It All Back Home avviene la “svolta elettrica” di Dylan. Ma The Freewheelin’ Bob Dylan rimane comunque uno dei suoi album più famosi, e forse il più importante della sua carriera.