Lp
Lp
Costa Sud
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O.S.T
€ 25,70
COD. 0637902413401
Etichetta:
Four Flies
Spedito in 24 H
Disponibilità: Immediata
Data di uscita: 08-05-2026
Descrizione del prodotto
A cinque anni dal fortunato esordio con Ufo Bar, la Banda Maje torna con Costa Sud: otto tracce che ci riportano nell’affascinante immaginario della Salifornia, provincia meridionale di mare, grazia e decadenza da cui germogliano sogni di esotiche evasioni.
Naturalmente, alla guida di questo secondo capitolo – e al volante dell’Alfasud rossa fiammante in copertina – c’è il compositore e tastierista Peppe Maiellano, che qui evolve il progetto in una direzione ancora più organica, cucendo i brani addosso ai suoi musicisti, compagni preziosi dislocati tra Salerno e Napoli, con cui condivide un profondo amore per il territorio, un forte spirito goliardico, e una precisa idea artistica indipendente.
La Costa Sud immaginata dalla Banda Maje è una lunga lingua d’asfalto rovente che costeggia il mare e le pinete secolari del golfo di Salerno. Una terra di luoghi incantati e insieme feriti, dove l’armonia della civiltà greca convive in un silenzio inquieto con le cicatrici dell’abusivismo e dell’abbandono. “Ma se la verità è bellezza e la bellezza è verità”, spiega Maiellano richiamando un celebre verso di John Keats, “con gli occhi giusti il bello e la poesia si possono cogliere anche al di sotto di una coltre di immondizie morali e materiali.”
Concepito e realizzato interamente al Sud, l’album volge però lo sguardo oltre l’orizzonte. Se le grandi colonne sonore italiane e il Neapolitan funk restano la doppia elica del Dna della Banda Maje, Costa Sud accoglie influenze d’oltreoceano, dando vita a una musica sospesa tra Italia, Brasile, Africa e sonorità contemporanee.
Il Lato A è un’immersione nel territorio e nei suoi miti: dalla spensierata disco-funk strumentale della title track, che sublima le contraddizioni locali in avvolgenti atmosfere cinematiche, al morbido groove di “Baia”, dove la fusione del Neapolitan funk con elementi afrobeat e disco omaggia la storica spiaggia salernitana stretta tra scogli millenari e montagne di container. Il legame con la tradizione campana è travolgente nella freschissima versione soul-disco di “Mo…” (brano culto di Peppino di Capri del 1981) cantata da Maiellano, mentre la rilettura di “Jet Lag” celebra il sodalizio fraterno con Tonico 70 in un itinerario musicale che unisce Brasile, States e Salifornia tra groove evocativi, synth taglienti e la tromba di Gianfranco Campagnoli.
Sul Lato B, il sound si fa ancora più eclettico con il calore samba-funk di “Samba Maje”, dove la melodia mediterranea, impreziosita dai cori, si sposa alle sonorità jazz-funk degli strumenti e ai ritmi brasiliani in chiave disco. Torniamo poi in Costiera con “Africana”, brano dedicato al leggendario night club di Praiano e al suo fondatore Luca Milano, in cui un mantra ritmico si sposa con elementi tribali africani e con dei synth che rievocano le sigle di alcune inchieste Rai anni ’70. Il viaggio si chiude nel segno della musica per immagini: l’eleganza disco-funk di “Black Glamour Girl” (dal film In viaggio con papà), omaggio al genio compositivo di Piero Piccioni, e “Lovebossa”, tributo easy listening alle atmosfere “cine bossa” di tante colonne sonore italiane degli anni ’60 e ’70, che ci porta, finalmente, ‘ncopp’ ‘e nuvole.
Naturalmente, alla guida di questo secondo capitolo – e al volante dell’Alfasud rossa fiammante in copertina – c’è il compositore e tastierista Peppe Maiellano, che qui evolve il progetto in una direzione ancora più organica, cucendo i brani addosso ai suoi musicisti, compagni preziosi dislocati tra Salerno e Napoli, con cui condivide un profondo amore per il territorio, un forte spirito goliardico, e una precisa idea artistica indipendente.
La Costa Sud immaginata dalla Banda Maje è una lunga lingua d’asfalto rovente che costeggia il mare e le pinete secolari del golfo di Salerno. Una terra di luoghi incantati e insieme feriti, dove l’armonia della civiltà greca convive in un silenzio inquieto con le cicatrici dell’abusivismo e dell’abbandono. “Ma se la verità è bellezza e la bellezza è verità”, spiega Maiellano richiamando un celebre verso di John Keats, “con gli occhi giusti il bello e la poesia si possono cogliere anche al di sotto di una coltre di immondizie morali e materiali.”
Concepito e realizzato interamente al Sud, l’album volge però lo sguardo oltre l’orizzonte. Se le grandi colonne sonore italiane e il Neapolitan funk restano la doppia elica del Dna della Banda Maje, Costa Sud accoglie influenze d’oltreoceano, dando vita a una musica sospesa tra Italia, Brasile, Africa e sonorità contemporanee.
Il Lato A è un’immersione nel territorio e nei suoi miti: dalla spensierata disco-funk strumentale della title track, che sublima le contraddizioni locali in avvolgenti atmosfere cinematiche, al morbido groove di “Baia”, dove la fusione del Neapolitan funk con elementi afrobeat e disco omaggia la storica spiaggia salernitana stretta tra scogli millenari e montagne di container. Il legame con la tradizione campana è travolgente nella freschissima versione soul-disco di “Mo…” (brano culto di Peppino di Capri del 1981) cantata da Maiellano, mentre la rilettura di “Jet Lag” celebra il sodalizio fraterno con Tonico 70 in un itinerario musicale che unisce Brasile, States e Salifornia tra groove evocativi, synth taglienti e la tromba di Gianfranco Campagnoli.
Sul Lato B, il sound si fa ancora più eclettico con il calore samba-funk di “Samba Maje”, dove la melodia mediterranea, impreziosita dai cori, si sposa alle sonorità jazz-funk degli strumenti e ai ritmi brasiliani in chiave disco. Torniamo poi in Costiera con “Africana”, brano dedicato al leggendario night club di Praiano e al suo fondatore Luca Milano, in cui un mantra ritmico si sposa con elementi tribali africani e con dei synth che rievocano le sigle di alcune inchieste Rai anni ’70. Il viaggio si chiude nel segno della musica per immagini: l’eleganza disco-funk di “Black Glamour Girl” (dal film In viaggio con papà), omaggio al genio compositivo di Piero Piccioni, e “Lovebossa”, tributo easy listening alle atmosfere “cine bossa” di tante colonne sonore italiane degli anni ’60 e ’70, che ci porta, finalmente, ‘ncopp’ ‘e nuvole.
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