{"id":1463,"date":"2024-03-28T12:04:26","date_gmt":"2024-03-28T11:04:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.discotecalaziale.com\/blog\/?p=1463"},"modified":"2024-03-28T12:04:27","modified_gmt":"2024-03-28T11:04:27","slug":"ecm-records-la-rivoluzione-del-jazz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.discotecalaziale.com\/blog\/ecm-records-la-rivoluzione-del-jazz\/","title":{"rendered":"ECM Records: La rivoluzione del Jazz"},"content":{"rendered":"\n<p>Monaco di Baviera, Germania, <strong>1969<\/strong>. \u00c8 qui che comincia la storia di una delle case discografiche pi\u00f9 importanti di sempre, vero e proprio punto di riferimento per tutta la musica jazz e non solo. Stiamo parlando della <strong>ECM<\/strong>, (acronimo di <em>Editions of Contemporary Music<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>In questo video vi parleremo di cosa ha rappresentato, e rappresenta tuttora, la ECM per l\u2019evoluzione della musica <strong>jazz<\/strong> ma anche dei dibattiti nati attorno a questa storica etichetta. S\u00ec, perch\u00e9 negli anni si sono scatenate grandi diatribe tra diverse correnti in merito all\u2019apporto dato dall\u2019ECM al jazz.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"ECM RECORDS: L&#039;etichetta che ha rivoluzionato il jazz\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Xr7kduaKnws?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Iscriviti al canale YouTube di Discoteca Laziale<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La Nascita dell&#8217;ECM<\/h2>\n\n\n\n<p>Ma andiamo con ordine. La nascita della ECM la dobbiamo a <strong>Manfred Eicher<\/strong>, produttore tedesco, che insieme a Karl Egger e Manfred Scheffner decide di lanciare un\u2019etichetta indipendente destinata a riscrivere la storia del jazz. Come detto, siamo nel 1969 e la prima di una lunga serie di pubblicazioni \u00e8 l\u2019opera <em>Free at Last<\/em> del pianista Mal Waldron insieme a Isla Eckinger al basso e Clarence Becton alla batteria.<\/p>\n\n\n\n<p>I primi successi della casa discografica arrivano con <strong>Keith Jarrett<\/strong>, stella nascente del jazz, che proprio con l\u2019ECM entra in una nuova dimensione stilistica. Negli anni seguenti il successo commerciale di Jarrett aumenta a dismisura grazie ai suoi concerti all\u2019insegna dell\u2019<strong>improvvisazione <\/strong>artistica. Proprio l\u2019arte di improvvisare diventa un elemento centrale nell\u2019intera produzione ECM. In quegli anni, tra l\u2019altro, hanno inciso per l\u2019ECM nomi come l\u2019Art Ensemble Of Chicago, Dave Holland, Paul Bley, Paul Motian, Charles Lloyd, Marion Brown, Jan Garbarek.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ECM diventa sempre pi\u00f9 importante e prestigiosa nella scena musicale. L\u2019etichetta diventa ben presto riconoscibile per la sua <strong>estetica<\/strong> eccezionale, sempre molto ricercata, che si sposa perfettamente con la proposta musicale mai banale e sempre alla ricerca di nuovi territori sonori. Lo stile \u00e8 improntato sulla qualit\u00e0 del suono e sulla ricerca di una trasparenza, di una riproduzione che sia il pi\u00f9 possibile fedele all\u2019originale. Elementi come l\u2019omogeneit\u00e0 di suono, il ritmo regolare, la sobriet\u00e0 caratterizzano questa etichetta cos\u00ec come la cura maniacale del suono. Si potrebbe dire che l\u2019ECM miri ad un jazz classico, che evita le contaminazioni hard e bebop, quasi un jazz d\u2019alta accademia &#8211; colto \u2013 rispetto al jazz di allora.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche lo standard qualitativo delle <strong>ristampe<\/strong> \u00e8 decisamente alto. Aspetto non casuale se si pensa che Eicher ha lavorato anche come assistente alla produzione alla Deutches Grammophone; proprio da questa esperienza ha portato la cura di ogni dettaglio nelle sonorit\u00e0. Pensate, Eicher ha curato personalmente una ad una tutte le oltre 1700 opere pubblicate dalla casa discografica, e continua a seguire tuttora in prima persona, un caso difficilmente replicabile tra i proprietari di etichette.<\/p>\n\n\n\n<p>Per confezionare i dischi sono sempre state utilizzate <strong>immagini<\/strong> che sono delle vere e proprie opere d\u2019arte. Copertine raffinatissime dove quasi sempre il musicista non compare. Vengono invece rappresentati paesaggi desolati che per\u00f2 sono anche motivo di suggestione. Immagini che, se ci pensiamo, ben si sposano con la regolarit\u00e0 e la sobriet\u00e0 del suono diffuso dall\u2019etichetta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Meglio non chiedere agli artisti come \u00e8 stato lavorare con Manfred! La moglie di <strong>Arvo Part<\/strong>, compositore estone a cui la stessa ECM ha dato lustro, ne parl\u00f2 con entusiasmo ma al tempo stesso disse: \u201c<em>Abbiamo dovuto attenerci a una disciplina rigorosissima, abbiamo attraversato l\u2019inferno. Siamo esausti<\/em>\u201d. La maniacalit\u00e0 e la ricerca della perfezione di Eicher si riflette quindi anche sui ritmi di lavoro. A proposito di Arvo Part, stiamo parlando di uno dei massimi esponenti scoperti dal nuovo progetto della ECM negli anni Ottanta che vedremo pi\u00f9 avanti. In merito all\u2019artista estone \u00e8 curioso ricordare come egli qualche anno fa abbia riprodotto il suo componimento <a href=\"https:\/\/www.discotecalaziale.com\/0028947638780_tabula-rasa-part-arvo\"><em>Tabula Rasa<\/em><\/a> \u2013 realizzato negli anni Settanta &#8211; con computer e casse d\u2019artista all\u2019interno di una chiesa d\u2019artista a Milano.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">ECM New Series<\/h2>\n\n\n\n<p>Arriviamo cos\u00ec al <strong>1984<\/strong>. Un anno significativo per il percorso della casa discografica tedesca che lancia un nuovo progetto: viene infatti fondata una costola dell\u2019ECM: la <strong>ECM New Series<\/strong> con cui si inizia a guardare anche al di fuori della realt\u00e0 jazz, concentrandosi sulla musica contemporanea. \u00c8 qui che vengono scoperti nuovi nomi della scena musicale come &#8211; oltre al gi\u00e0 citato Part &#8211; Heiner Goebbels, Meredith Monk, Ketil Bjornstad e Valentin Silvestrov.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mancano anche gli <strong>artisti italiani<\/strong> nell\u2019infinito catalogo della ECM. Negli anni sono passati per l\u2019etichetta, tra gli altri, Enrico Rava, Paolo Fresu, Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Chi la ama e chi la odia<\/h2>\n\n\n\n<p>Come tutte le persone o cose che lasciano un segno indelebile nel proprio ambito di appartenenza, anche la ECM ha scatenato, e scatena tuttora, ampi <strong>dibattiti<\/strong> tra chi la ama e chi la odia. L\u2019etichetta fondata da Eicher \u00e8 sempre stata divisiva per gli appassionati del genere perch\u00e9, da una parte, c\u2019\u00e8 chi la vede come un pilastro e un autentico punto di riferimento per tutto il jazz grazie alla sua ricerca della qualit\u00e0 del suono fin nei minimi dettagli e per aver lanciato il meglio della scena musicale. Ma dall\u2019altra parte della barricata c\u2019\u00e8 anche chi la critica contestandole una spasmodica ricerca dell\u2019omogeneit\u00e0 di suono che farebbe risultare le opere sotto tale etichetta tutte uguali tra loro, dal suono austero, per alcuni addirittura asettiche. C\u2019\u00e8 chi muove all\u2019ECM l\u2019accusa di portare avanti un jazz completamente artefatto, creato in laboratorio, che rifiuta di guardare alle evoluzioni del futuro e che invece mira a strizzare l\u2019occhio alle classiche sonorit\u00e0 europee del secolo precedente distorcendo cos\u00ec la visione stessa del jazz. Insomma, una diatriba tra puristi e non che non ha mai accennato a diminuire.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">The K\u00f6ln Concert, ma non solo<\/h2>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 degli eterni dibattiti tra correnti \u00e8 indubbio che la ECM abbia lasciato un segno indelebile nella storia del jazz degli ultimi cinquant\u2019anni. E allora vediamo alcune delle opere pi\u00f9 significative di questo catalogo. Io mi sento di consigliarvi innanzitutto il <a href=\"https:\/\/www.discotecalaziale.com\/0042281006722_the-koln-concert-jarrett-keith\"><strong><em>The K\u00f6ln Concert<\/em><\/strong><\/a> di Keith Jarrett del 24 gennaio 1975, che con le sue tre milioni e mezzo di copie vendute \u00e8 stato il disco jazz pi\u00f9 venduto della storia. E pensare che quel concerto rischiava di non tenersi a causa di mille imprevisti in quella piovosa giornata invernale: a cominciare dal pianoforte previsto dal contratto \u2013 un Bosendorfer Imperial &#8211; che non si trovava perch\u00e9 era stato affittato ad un altro teatro; ne trovarono uno pi\u00f9 piccolo ma era in pessime condizioni, scordato e con i pedali non funzionanti. Jarreth, ovviamente si rifiut\u00f2 di suonarlo. Insomma, una tragedia. La soluzione ai problemi sembrava raggiunta quando, dopo serrate ricerche, spunt\u00f2 un Bosendorfer da un altro teatro ma la pioggia battente avrebbe rischiato di renderlo inutilizzabile durante il trasporto. A quel punto Jarret spazientito stava per andare via ma viene implorato e convinto dall\u2019organizzatrice, che era entrata nella sua auto, a restare. Nel frattempo, l\u2019accordatore riesce miracolosamente a riaggiustare quanto possibile il pianoforte dopo il trasporto sotto la pioggia. Ma non \u00e8 finita qui, perch\u00e9 in serata Jarret e Eicher erano in un ristorante italiano prima dell\u2019esibizione ma i camerieri fanno confusione con le ordinazioni e i due rischiano di fare tardi nella cena tanto che Jarret \u00e8 costretto a mandar gi\u00f9 velocemente un boccone per arrivare giusto in tempo al teatro e far iniziare un concerto che, nonostante tutto, \u00e8 entrato nella storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro disco da ascoltare \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.discotecalaziale.com\/0602435075259_descendre-rypdal-terje\"><strong><em>Descendre<\/em><\/strong><\/a> del chitarrista Terje Rypdal che faceva parte della nuova generazione di musicisti norvegesi a cui l\u2019ECM ha cominciato a dare visibilit\u00e0 negli anni della sua formazione. A proposito di Rypdal, due suoi brani registrati con l\u2019ECM \u2013 <em>Last Nite<\/em> e <em>Mistery Man<\/em> \u2013 sono stati ripresi dal regista Michael Mann per la colonna sonora del film <em>Heat-La Sfida<\/em>. Infine, vi segnalo anche <strong><em>Le pas du chat noir<\/em><\/strong> di Anouar Brahem, musicista tunisino specialista nell\u2019utilizzo dell\u2019oud. <\/p>\n\n\n\n<p>Questi sono alcuni dei miei album della ECM preferiti, e i vostri? Scrivetelo nei commenti del video YouTube e mi raccomando, iscrivetevi al canale!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Monaco di Baviera, Germania, 1969. \u00c8 qui che comincia la storia di una delle case discografiche pi\u00f9 importanti di sempre, vero e proprio punto di riferimento per tutta la musica jazz e non solo. Stiamo parlando della ECM, (acronimo di Editions of Contemporary Music). 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