{"id":1309,"date":"2023-10-16T09:00:00","date_gmt":"2023-10-16T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.discotecalaziale.com\/blog\/?p=1309"},"modified":"2023-09-20T13:13:07","modified_gmt":"2023-09-20T11:13:07","slug":"unknown-pleasures-la-storia-delliconica-copertina-dellalbum-dei-joy-division","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.discotecalaziale.com\/blog\/unknown-pleasures-la-storia-delliconica-copertina-dellalbum-dei-joy-division\/","title":{"rendered":"Unknown Pleasures: la storia dell\u2019iconica copertina dell\u2019album dei Joy Division"},"content":{"rendered":"\n<p>Era il 15 giugno del 1979 quando i&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.discotecalaziale.com\/cerca\/?q=%22joy%20division%22\"><strong>Joy Division<\/strong><\/a>&nbsp;fecero il loro esordio sulla grande scena musicale con il loro primo album intitolato&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.discotecalaziale.com\/0825646183906_unknown-pleasures-joy-division\"><strong><em>Unknown Pleasures<\/em><\/strong><\/a>: un disco passato alla storia non solo per la caratura dei suoi brani e per il messaggio contenuto nei testi ma anche e soprattutto per la&nbsp;<strong>copertina,&nbsp;<\/strong>realizzata dal grafico Peter Saville. Un\u2019immagine, quella del diagramma bianco su sfondo nero, diventata ben presto iconica e il cui successo sconfin\u00f2 anche al di fuori del campo musicale, in particolare nella moda, rendendola una realt\u00e0 a s\u00e9 stante, slegata dall\u2019album.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In queste righe andremo a ripercorrere le tappe principali che portarono alla nascita di quella storica cover e cosa si nasconde veramente dietro a quella immagine.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019album&nbsp;<em>Unknown Pleasures<\/em>: il manifesto del gothic rock<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>I Joy Division, rock band britannica formatasi a Manchester nel 1977, fece il suo esordio con l\u2019album&nbsp;<em>Unknown Pleasures<\/em>pubblicato nel 1979 dalla Factory Records. La band \u2013 formata da&nbsp;<strong>Ian Curtis<\/strong>&nbsp;(voce),&nbsp;<strong>Bernard Sumner<\/strong>&nbsp;(chitarra),&nbsp;<strong>Peter Hook<\/strong>&nbsp;(basso) e&nbsp;<strong>Stephen Morris<\/strong>&nbsp;(batteria) \u2013 con questo disco diede un impulso decisivo alla nascente scena dark\/gothic rock tanto che l\u2019album venne considerato una sorta di manifesto di quella corrente musicale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intero disco fu segnato da un percorso di dolore e sofferenza caratterizzato dall\u2019ignoto e dalla continua tensione a cui \u00e8 sottoposto il vivere dell\u2019uomo, elementi che si rispecchiano nella celeberrima copertina. I brani di maggior successo furono&nbsp;<em>Disorder<\/em>, prima traccia dell\u2019album che introduce subito al vortice di sofferenza che si respira lungo tutto il disco,&nbsp;<em>New Dawn Fades<\/em>, che con le sue sonorit\u00e0 e riff di chitarra esprime perfettamente il disagio interiore di Curtis, e&nbsp;<em>She\u2019s lost control<\/em>&nbsp;che racconta della morte di un\u2019amica del cantante a seguito di una crisi epilettica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro del produttore&nbsp;<strong>Martin Hannett<\/strong>&nbsp;risult\u00f2 centrale nella realizzazione dell\u2019album con la ricerca maniacale di suoni e la cura dello studio di registrazione. Il suo comportamento autoritario inizialmente lasci\u00f2 interdetti i componenti della band come confermato dal bassista Peter Hook: \u201c<em>Devo dire che fu molto divertente, anche se personalmente non ero d\u2019accordo con il produttore Martin Hannett riguardo al missaggio dei brani<\/em>&nbsp;\u2013 ha detto riguardo all\u2019esperienza di registrazione dell\u2019album in studio &#8211;&nbsp;<em>Volevo fossero pi\u00f9 rock, pi\u00f9 duri e pesanti. Martin invece li aveva resi sognanti, eterei. Ero un po\u2019 arrabbiato all\u2019epoca, ma col tempo ho capito che Martin Hannett era stato assolutamente corretto. \u00c8 il lavoro di Martin che ha permesso a quel disco di durare per sempre<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La copertina: le onde radio trasmesse da una pulsar<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che contribu\u00ec a rendere ancora pi\u00f9 speciale il disco fu senz\u2019altro la&nbsp;<strong>copertina<\/strong>&nbsp;che negli anni \u00e8 diventata un simbolo non solo in campo musicale. L\u2019immagine dell\u2019album raffigura un&nbsp;<strong>diagramma bianco su sfondo nero<\/strong>&nbsp;che sta ad indicare un insieme di onde radio emesse da una&nbsp;<strong>pulsar<\/strong>, una stella di neutroni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il disegno si riferisce ad una pulsar in particolare, il&nbsp;<strong>CP1919,<\/strong>&nbsp;contenuto nel magazine&nbsp;<em>Scientific American<\/em>&nbsp;del gennaio 1971 e scoperto quattro anni prima da una studentessa americana, Jocelyn Bell, insieme al suo tutor Antony Hewish. Nel magazine il disegno era rappresentato nella sua versione originaria su sfondo azzurro ed era stato estratto dal lavoro di uno studente chiamato Harold D.Craft Jr. che aveva pubblicato il diagramma nel 1970 all&#8217;interno della sua tesi dal titolo &#8220;<em>Radio Observations of Th Pulse Profiles And Dispersion Measures Of Twelve Pulsars<\/em>&#8220;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea della copertina nacque da un\u2019intuizione del batterista Bernard Sumner che era anche un grafico e a quei tempi lavorava allo studio di animazione di Cosgrove Hall. Sumner si recava frequentemente alla biblioteca di Manchester e proprio l\u00ec, sfogliando il libro&nbsp;<strong><em>The Cambridge Encyclopaedia Of Astronomy<\/em><\/strong>, trov\u00f2 il diagramma della pulsar in questione. Quando la band discusse con il grafico della Factory Records,&nbsp;<strong>Peter Saville<\/strong>, su quale immagine scegliere tra le copertine dell\u2019album venne proposta, tra le altre, anche quella della pulsar CP1919 chiedendo che venisse realizzato con il colore nero su sfondo bianco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La scelta ricadde proprio sulla pulsar ma Saville, contrariamente alle intenzioni della band, decise di invertire i colori utilizzando cos\u00ec uno sfondo nero per un diagramma bianco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il fascino generato dalla copertina dell\u2019album fu tale che inizi\u00f2 a sconfinare nel campo della&nbsp;<strong>moda<\/strong>: l\u2019immagine del diagramma su fondo nero fin\u00ec su moltissimi&nbsp;<strong>capi<\/strong>&nbsp;<strong>d\u2019abbigliamento<\/strong>&nbsp;diventando un marchio ben riconoscibile nella cultura popolare e spesso slegato dall\u2019album poich\u00e9 le magliette venivano indossate anche da chi non ascoltava i Joy Division.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il significato della copertina e la spiegazione di Weltevrede<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La copertina realizzata da Saville si spos\u00f2 perfettamente con il messaggio di sofferenza e mistero veicolato dall\u2019album. Nell\u2019immagine vennero raffigurate delle frequenze del segnale scaturito dalla prima stella di neutroni mai osservata dagli uomini.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni anni fa \u00e8 stato&nbsp;<strong>Patrick Weltevrede<\/strong>, docente alla University of Manchester, a spiegare in maniera pi\u00f9 approfondita il significato cosmico della copertina dei Joy Division. Weltevrede ha condotto un esperimento analizzando la pulsar dall\u2019osservatorio di&nbsp;<strong>Jodrell Bank<\/strong>, distante 23 chilometri dallo studio di registrazione di Stockport dove venne inciso il disco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dalle osservazioni \u00e8 emerso che le onde radio presenti nella copertina corrispondono a segnali di luce nello spazio. Ognuna delle 80 linee raffigurate nell\u2019album rappresenta un impulso luminoso da onde radio e ogni flash registrato dalla pulsar \u00e8 unico: esso, infatti, pu\u00f2 essere brillante o tenue ma in alcun modo replicabile, a differenza di quanto avviene con la luce terrestre. Ed \u00e8 proprio questo aspetto a costituire una metafora che si sposa perfettamente con la musica in quanto ogni emozione generata dall\u2019ascolto del disco \u00e8 a suo modo unica.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era il 15 giugno del 1979 quando i&nbsp;Joy Division&nbsp;fecero il loro esordio sulla grande scena musicale con il loro primo album intitolato&nbsp;Unknown Pleasures: un disco passato alla storia non solo per la caratura dei suoi brani e per il messaggio contenuto nei testi ma anche e soprattutto per la&nbsp;copertina,&nbsp;realizzata dal grafico Peter Saville. 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